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Mercato Juve, il portiere tra errori e realismo. Ma non ci sono Buffon in vendita


Tutto quello che poteva andare storto, lo ha fatto: da Alisson a Suzuki, non è l’estate del portiere per la Juve che, a una settimana dall’inizio del campionato sta ancora cercando chi possa sostituire Di Gregorio. Non può essere solo sfortuna: qualcosa è stato sbagliato nella strategia, qualcos’altro è stato sottovalutato, ma, nello stesso tempo, è difficile sostenere che la Juve abbia perso un nuovo Buffon durante questa sessione di mercato. Ed è, comunque, indicativo il fatto che il progetto sia stato, soprattutto nelle ultime settimane, quello di tamponare il problema con un portiere in prestito, per risolvere il problema nella prossima stagione, per poi provare il grande colpo la prossima estate. Come dire: nessuno alla Juve è convinto che i nomi rimasti in ballo siano risolutivi in modo definitivo del problema, ma, in uno slancio di “real politik” mercatara, sono tutti pronti a farsi andare bene Vicario (magari non proprio tutti, visto che Spalletti è sempre poco convinto), soprattutto se, fra dodici mesi, fosse possibile andare a prendersi un top nel ruolo. Da Carnesecchi in su, per intendersi.

D’altronde, il “tutto e subito” non esiste negli spietati scenari del calciomercato, soprattutto se non sei il Real; soprattutto se si parte dalle condizioni in cui è partita la nuova Juventus. Da diversi anni, fra i tifosi bianconeri, è molto in voga un certo criticismo esasperato che, mischiato a un po’ pessimismo e a un’ostentata sfiducia nella dirigenza, fa figo e non impegna, soprattutto sui social. Certo, non è che la Juventus degli ultimi cinque anni abbia mai lasciato grande spazio all’entusiasmo. Le affannate speranze di inizio stagione sono sempre scoppiate fra dicembre e febbraio, lasciando quattro mesi perché delusioni e frustrazioni macerassero per bene fino a giugno e all’inizio della successiva campagna acquisti, affrontata quindi con scettica sfiducia. Ma il problema non è l’attitudine con cui i tifosi si pongono davanti al loro club (che è e deve rigorosamente essere libera), quanto il fatto che, quando si giudica o si analizza, bisognerebbe avere presente le premesse e il contesto.

La Juventus di Carnevali ha ereditato un fardello micidiale di giocatori scarsi, pagati come dei campioni, che risultato invendibili, a patto di non regalarli (e a volte manco quello). Con pochi soldi in cassa, i paletti del FairPlay Finanziario, una serie di esuberi difficilissimi da vendere, organizzare una campagna acquisti razionale e ben programmata diventa un’impresa, perché al di là delle scelte, delle idee e delle preferenze, si devono inseguire le occasioni, le opportunità, gli incroci che si vengono a creare all’improvviso. Non è una giustificazione per nessuno, ma è solo il contesto nel quale si sta muovendo la campagna acquisti della Juve, passibile di critiche, ma che andrebbe pesata a stagione in corso, quando - per esempio - si avranno idee più chiare sugli effetti di Alajbegovic e Kolo Muani. La rifondazione della Juventus è iniziata dalle macerie e, mentre vengono smaltite, sarebbe importante non aggiungerne altre.

Purtroppo non tira aria di estate 2011. Insomma non si intravede un Pirlo e nemmeno un Vidal fra gli acquisti e non ci sono Buffon, Del Piero, Chiellini... nella rosa. Però Alajbegovic potrebbe anche diventare un Pogba e, considerato il contesto del campionato italiano, Lucumì e Celik possono dare soddisfazioni. La Juve, nel corso della sua storia ultracentenaria, è rinata in molti modi. Talvolta con la brutale forza economica degli Agnelli che finanziavano campagne acquisti faraoniche, talvolta con la sabauda abnegazione e spirito di sacrificio, trasformando onesti operai del pallone in solidi calciatori. Spalletti è atteso da un duro e complicato lavoro, ma il pessimismo cosmico, oggi, serve solo a chi vuole mettersi in posa, mentre la comprensione delle difficoltà in cui si muove il club (frutto delle mazzate della giustizia sportiva e di autogol decisionali) è un modo lucido e intelligente di provare a capire cosa sta succedendo.