Dopo aver celebrato i 45 anni del brand al Metropolitan Opera House del Lincoln Center, Michael Kors cambia scena. Per la Collection Primavera Estate 2027, presentata a New York l’11 settembre durante la New York Fashion Week, lo stilista americano parte dal modernismo, dall’architettura e dalle visite ai musei che hanno segnato i suoi viaggi degli ultimi tempi.


Alexander Calder a Parigi, il nuovo LACMA di Los Angeles e il MoMA di New York sono alcuni dei riferimenti citati da Kors durante la press preview della collezione. A questi si aggiungono edifici entrati nella storia dell’architettura newyorkese, dal Breuer Building sulla Madison Avenue al Seagram Building e alla Lever House, insieme al TWA Flight Center progettato da Eero Saarinen. Ed è proprio il Museum of Modern Art ad ospitare, nel dehor, lo show di oggi.


L’idea di partenza è quella di un guardaroba costruito per durare, ma capace di adattarsi alla vita contemporanea. «Per me, qualunque cosa faccia, deve resistere alla prova del tempo, ma anche trasmettere gioia, risollevare lo spirito, cambiare il modo di guardare le cose e portarti a pensare in modo diverso.», ha spiegato Kors.
Il museo diventa anche un modello sociale. Kors guarda al pubblico eterogeneo che si incontra durante un vernissage a New York, Los Angeles o Londra, dove codici e generazioni differenti condividono lo stesso spazio. «A volte può essere interessante quanto l’arte stessa.», dice a proposito delle persone che osserva nelle gallerie. Da qui nasce una collezione pensata come incontro tra guardaroba urbano e riferimenti artistici.


Il tailoring cambia proporzioni. Dopo diverse stagioni dominate da volumi ampi, Kors sceglie giacche e completi più asciutti, stretti e definiti. Gli elementi architettonici passano dagli abiti agli accessori attraverso orecchini geometrici, tacchi angolari e borse dalle costruzioni scultoree. Anche il design del Novecento entra nel processo creativo: le sedute di Marcel Breuer e i mobili di Ludwig Mies van der Rohe diventano riferimenti per borse e calzature.
La ricerca sui materiali risponde anche a un problema pratico, quello di stagioni sempre meno prevedibili. Kors cita un tessuto composto da cotone, lana e lino, sviluppato per essere indossato durante gran parte dell’anno. «Stiamo cercando di concentrarci su capi che rispondano a una domanda: quando cambia il tempo, cosa indosserai? È un tema su cui siamo molto concentrati.».


L’arte entra nella collezione attraverso linee, superfici e colore. Le geometrie di Carmen Herrera diventano righe realizzate in pelle tagliata in sbieco. Ellsworth Kelly e Calder influenzano gli interventi cromatici su una base di nero pensata per la città. Organza e chiffon di seta vengono sfrangiati a mano per ottenere ricami dall’effetto simile a una pennellata, mentre paillettes lavorate e modellate con il calore costruiscono superfici tridimensionali.
Anche l’abito da sera perde parte dei suoi codici tradizionali. Nella collezione non compare il classico evening gown. Kors propone invece abiti corti, completi, body e capi che possono cambiare carattere attraverso gli accessori. L’influenza dello sportswear compare nei body, alcuni concepiti anche come costumi, e nella ricerca di calzature basse alternative alle sneaker.


Gli accessori seguono una logica ancora più scultorea. La clutch da sera, ammette lo stesso designer, non può contenere nemmeno uno smartphone. «Perché tutto ciò che le serve è una American Express Black. Il telefono ce l’ha e lo affida a qualcun altro.», scherza Kors.