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Michele Cecconi morto a 23 anni, fatale un giro con il trattore del nonno insieme agli amici: la filosofia, la laurea tra un mese e il lavoro al bar per pagarsi gli studi


TESSERA (VENEZIA) - C'è incredulità, poca o nessuna voglia di parlare al Ca' di Mat, il locale in zona M9, dove tanti giovani si trovano attorno a un tavolo per bere qualcosa e parlare, confrontarsi, sognare, sperare. Sul suo profilo social il locale ha condiviso una storia completamente nera: persino lì mancano le parole per descrivere il dolore di aver perso un collega, un bravo ragazzo. Aveva preso il trattore del nonno per fare un giro con gli amici, poi la tragedia.

Il lavoro, i colleghi

Michele Cecconi lì dentro ci lavorava, fino a tre anni fa: ma tornava spesso a trovare i suoi ex colleghi e il suo titolare, troppo scosso per parlare, che riesce a dire solo «chiacchieravamo sempre, io e lui, anche dopo che aveva finito di lavorare per noi avevamo mantenuto buoni rapporti. Di più non mi sento di dire, scusatemi». Nelle pause sigaretta Michele era anche lui come i "suoi" clienti: approfittava di quei momenti per discutere di tutto e di niente.

Gli studi e quella laurea a cui mancava un soffio

Del resto a lui piaceva discutere, amava il confronto. Studiava Filosofia e società contemporanea all'Università di Ferrara. E per due anni era stato ammesso al percorso Honours programme Picus, un programma di alta formazione e di eccellenza accademica aperto a solo 10 studenti del corso. Per conquistare la corona d'alloro, mancava poco. Anzi pochissimo. Solo poche settimane, e poi si sarebbe laureato - nella sessione di ottobre - con una tesi di scienze politiche su Adam Smith.

Per il futuro aveva in mente di iscriversi alla Magistrale, di continuare a studiare. Ma nel frattempo, anche per essere indipendente, per non essere costretto a chiedere soldi ai genitori, aveva lavorato in quel locale alla moda, in centro a Mestre. Giornate trascorse tra i tavoli, i turni, le ordinazioni dei clienti. Aveva ancora tutto davanti: una laurea in tasca, un percorso di studi da riprendere, una vita intera da costruire.

Il lavoro, gli amici


I colleghi non trovano le parole. C'è chi lo ricorda mentre parlava di filosofia in pausa sigaretta, chi delle serate passate a discutere di tutto e di niente, chi semplicemente del suo modo di essere presente, di esserci sempre per chi ne aveva bisogno. Il rimpianto, in queste ore, è lo stesso per tutti: non essersi fermati abbastanza, non aver chiesto abbastanza, non aver saputo vedere in tempo. Il titolare del locale non ha la forza di commentare.

Riesce a dire solo poche parole per descrivere Michele, e chi lo conosce racconta che non è per freddezza, ma perché mancano le parole per raccontare qualcuno che fino a pochi anni fa era lì, tra i tavoli, a scherzare sul turno o su chi doveva ancora prendere l'ordinazione al tavolo quattordici. È incredulità, prima ancora che dolore: la sensazione condivisa, tra chi lo conosceva, che tutto questo semplicemente non dovrebbe essere vero. Non ci sono colpe da dare. Nessuno pensa di morire in una giornata come tante, mentre discute di tavoli, di turni, di quanto sia noioso il capo.

 «Gentile ed educato, tutti abbiamo fatto le bravate»


Sui social, molti lo ricordano sotto i post che danno la notizia della sua morte. L'amico Nicola Bustreo scrive: "Ancora non ci credo... Buon viaggio Michele". Federica Gavagnin pensa alla famiglia del giovane, ai genitori e al fratello maggiore: "Un dolore immenso. Un abbraccio e condoglianze alla famiglia". "Amico mio, un abbraccio grande alla famiglia. Vola libero tra le stelle, mi mancherai Micky", scrive l'amica Elena Scantamburlo. C'è anche chi interviene per stemperare i facili giudizi: "Abbiamo fatto tutti bravate da giovani, la differenza è che noi siamo stati abbastanza fortunati da raccontarlo", scrive Michele Schileo. Le stesse parole di mamma Marina: «Mio figlio era un ragazzo gentile ed educato, senza grilli per la testa. Tutti abbiamo fatto le bravate da giovani». La famiglia, molto conosciuta a Tessera, si è ora chiusa nel silenzio.

L'incidente

Ha preso in prestito il trattore del nonno e ha portato gli amici a fare un giro per le zone di Ca’ Noghera, fuori Mestre. La serata è però finita in tragedia: il mezzo che stava guidando si è ribaltato ed è finito nel fosso a lato strada lungo la statale 14, dove c'era circa mezzo metro d'acqua. Era da poco passata l'1 della notte tra 4 e 5 settembre. Michele era alla guida ed è morto poco dopo: è rimasto intrappolato sotto una ruota. I suoi tre amici, che erano a bordo come passeggeri, sono stati sbalzati fuori dal mezzo: nessuno di loro è rimasto ferito.

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