Milano (e non solo): quando la Fashion Week va in panchina, gli allenatori più chic. FOTO
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22 set 2026 - 22:05
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Mentre a Milano è scattata la 'settimana della moda', è un Kompany versione trap (inteso come trapper e non come Giovanni) a guidare la nuova scuola del look in panchina. Fabregas classico millennial a cui sono stati vietati gli skinny, Pep e quella camicia a quadri che tutti abbiamo googolato. E poi, da che parte stai: tuta o completo? Wenger, gli impermeabili infiniti e tutto il made in Italy di Roberto Mancini, ancor di più oggi che è tornato alla guida della Nazionale
di Marco Salami
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KOMPANY TRAP (MA NON GIOVANNI)
Sì insomma, la panchina è la stessa che fu anche del nostro Giuan da Cusano Milanino, il look — diciamo — è un po' diverso dall'uomo che ha frantumato record su record nell'altro secolo del calcio. "Trap" come trapper ci sta bene sul Kompany che sta guidando (anche nel look?) una nuova scuola di tecnici.
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Sono spregiudicati, in campo e fuori. Più 'relaxed', sia nel pantalone largo sia quando incassi un gol. Tanto si riparte subito all'attacco per farne un altro, no?
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Ecco, a proposito di una nuova scuola. Fabregassembra proprio il classicomillennial (in quanto classe '87 lo è in pieno) che ha perso la battaglia dei jeans skinny, superati come un 3310 della Nokia.
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LA CAMICIA PIÙ CERCATA ONLINE
E poi c'eravamo magicamente accorti che ci manca una camicia a quadri nell'armadio quando l'avevamo vista indosso a Pep Guardiola nella sua ultima Champions League allenata (per ora…). Per uno che ha cambiato il gioco del calcio, cambiare look è quasi uno scherzo. E forse lo è.
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Ce lo ricordavamo diverso ai tempi del Barcellona: elegante. Il completo, sempre. Come completo - inteso come pieno e armonioso - era diventato il gioco della squadra entrata nell'olimpo del calcio. Terzo figlio di un muratore, il suo amico David Trueba amava far notare che "nelle costose scarpe italiane di Pep batteva sempre un cuore con le espadrillas".
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Quindi a Manchester, una svolta: forse più casual, ma sempre trendy. Più 'coperto' (forse anche in campo, in senso di tatticamente equilibrato) perché in Inghilterra tira un vento più freddo rispetto a quello di Barcellona. Il maglioncino, il cardigan pesante, la giacca a vento in inverno, appunto; la felpa Open Arms come sostegno alla ONG catalana.
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I NORMALI
Jurgen il doppio di Pep, l'amico-rivale. Klopp, negli anni,non si è mai staccato dall'inseparabile cappellino, quintessenza nel "normal one" con cui si era presentato a Liverpool nel 2015
Negli anni ha tolto gli occhiali ("ora la mia faccia è buffa"), si è tolto soddisfazioni, ha soprattutto tolto il pallone agli avversari col suo gegenpressing molto heavy metal (cit. sua). Poi si è tolto anche il cappello, una metafora; come il mondo del calcio ha fatto nei suoi confronti. Chapeau!
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COMPLETO O TUTA: TU DA CHE PARTE STAI?
Allenatore con la giacca o allenatore con la tuta? Sembra un divisione atavica, il mister di provincia con la sigaretta sempre pronta (ma ora vietata da anni) e l'acetata come divisa. Oppure l'eleganza come mantra. In questo senso l'Allegri vs Sarri in Juve-Napoli del 2018 è stata una sfida agli antipodi, ovunque
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Sì, chiaro, ok la giacca, ma ogni tanto parte…
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TOTAL BLACK, AGGRESSIVO IN CAMPO E FUORI
Alla fine, forse, il looksi sposa con una certa filosofia calcistica. Avete presente l'Atletico Madrid di Simeone? Impenetrabile, tosto, essenziale ed efficace. Senza fronzoli come colori che non siano il nero. Sì, come il suo total black.
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Look vuol dire anche accessori, come l'orologio. Lì non per vezzo: si va oltre alla filosofia, l'abbigliamento degli allenatori 'matcha' anche con una certa cinesica. Quella 'mazzarriana' è simboleggiata da un gesto su tutti, questo.
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LA MODA SEGUNDO CASTILLO
Poi c'è l'eccentrico, la voce fuori dal coro, un conte Mascetti della moda. Di Segundo Castillo ormai sappiamo un po' tutto: allenatore ecuadoriano, ex Barcelona SC, e quel look che oscilla tra James Bond e Crudelia De Mon.
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In questo senso abbiamo un precedente su tutti: Dunga e i suoi vecchi outfit promossi dalla figlia stilista. Rivedibili?
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Col tempo abbiamo imparato a conoscere anche Nagelsmann, fino al giorno in cui indossò — per dirlo alla Miranda Priestly del 'Diavolo veste Prada' — "quel maglioncino non semplicemente azzurro o turchese, ma effettivamente ceruleo" (vedere foto centrale).
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LO STILE HOLLYWOODIANO DI HERVÉ RENARD
Camicia bianca (rigorosamentesbottonata) da attore hollywoodiano, forse un po' memore di quel discorso alla Al Pacino con cui caricò i suoi dell'Arabia Saudita verso una vittoria contro l'Argentina al Mondiale 2022. Signore e signori, Hervé Renard.
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Un cult molto british di quel tempo. Londra: cioè la pioggia (anche di meme) e gli impermeabili di Wenger che sembravano non finire mai.
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GLI OCCHIALI DI SACCHI
Al museo del Milan trovate anche loro (per dire…), insieme a un taccuino di appunti di chi stava per rivoluzionare il gioco del calcio. Occhialata alla Top Gun,militaresca, come i suoi dettami tattici, l'indottrinamento (di giorno e di notte) sul suo credo calcistico tra le citazioni (non a caso) tratte da SunTzu ne L’arte della guerra.
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LA SCIARPA ALLA MANCINI E IL LOOK ALLA MANCINI
Sarà un caso o forse no, del made in Italy della panchina il Mancio ne è stato uno dei principali esportatori. Ieri (il City 'wonderwall' di Pep esiste grazie anche alla sua Premier del 2012) e anche oggi che è tornato sulla panchina della Nazionale. Nel 2021 ci aveva portato al trionfo, europeo e anche nell'eleganza, con un completo Armani omaggio alla famosa 'giacchetta' di Bearzot del 1982.
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LA MITICA GIACCA DI BEARZOT
Mitologica: eccola la giacca del 'Vecio' del Mondiale 1982, indossata pure nella partita a scoponescientifico insieme a Causio contro Zoff e il partigiano come presidente Pertini. Anche sulle spalle, col fascino intramontabile dell'eleganza dei nostri nonni o di un film in bianco e nero. E la pipa, ovviamente la pipa.