Il Medio Oriente torna a infiammarsi dopo l’incontro alla Casa Bianca tra Benjamin Netanyahu e Donald Trump. Nelle ore successive al faccia a faccia, l’Iran ha lanciato missili contro una base militare statunitense in Giordania e ha annunciato di aver colpito tre petroliere nello Stretto di Hormuz, provocando un’immediata impennata del prezzo del petrolio sui mercati asiatici.
Il Comando centrale americano (Centcom) ha confermato l’attacco missilistico, precisando che “le forze del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica hanno lanciato diversi missili balistici dall’Iran, nel tentativo di sferrare un attacco a sorpresa contro le forze statunitensi di stanza in Medio Oriente”. Washington ha aggiunto che “tutti i missili iraniani sono stati intercettati con successo” e che le forze Usa “mantengono alta la vigilanza e un elevato stato di prontezza operativa”.
Anche l’esercito giordano ha riferito di aver neutralizzato la minaccia: “Questa mattina le difese aeree hanno neutralizzato cinque missili provenienti dall’Iran e diretti verso il territorio del regno”, spiegando che gli ordigni sono stati “intercettati e abbattuti”.
Intanto il Corpo delle Guardie rivoluzionarie iraniane ha dichiarato di aver colpito tre petroliere nello Stretto di Hormuz. “Alcune ore fa tre petroliere, che avevano ignorato i nostri avvertimenti e continuato a seguire una rotta pericolosa e illegale, sono state colpite e costrette a fermarsi”, hanno affermato i Pasdaran.
Nelle stesse ore, il Centcom ha reso noto di aver condotto con le forze armate saudite “attacchi di precisione in Iraq” contro “terroristi legati all’Iran”. Secondo fonti delle Forze di Mobilitazione Popolare, i raid avrebbero causato almeno dieci morti nella provincia di Ninive. Sul piano politico, Netanyahu ha definito “eccellente” l’incontro con Trump, ribadendo: “Non vogliamo che l’Iran abbia l’atomica”.