Quando Vincenzo Mollica ha pubblicato su YouTube un video in cui spiegava la sua convivenza con il Parkinson, non si aspettava un riscontro così caloroso. Eppure il suo racconto, mosso dall'idea che «il dialogo porta alla speranza», ha trasmesso forza a migliaia di persone. Tra queste c'è anche Dario Franceschini: l'ex ministro della Cultura ha infatti rivelato di recente in un'intervista al Corriere della Sera di soffrire della stessa patologia e di aver trovato la spinta per raccontarlo proprio grazie alla testimonianza del giornalista.
L'uscita pubblica dell'ex ministro ha toccato profondamente Mollica, che combatte con la malattia da più di dieci anni. Riferendosi alle parole di Franceschini, il giornalista ha confessato di essersi commosso: «Ho ammirato il coraggio di Franceschini», spiegando di aver trovato il suo annuncio «emozionante e importante. Ha parlato con umiltà e coraggio. Quando senti parole così vere, ti toccano il cuore».
Per Mollica, è fondamentale avere un approccio positivo verso la patologia. «Il sentimento principale è non vergognarsi mai della malattia», ha spiegato. «Ho raccontato la mia esperienza volentieri. Dicono che le parole non contano, ma non è vero: quando sono pronunciate per una giusta causa, contano eccome».
Il giornalista ha poi spiegato al Corriere il modo in cui convive con il Parkinson e la forza di volontà con cui affronta tutte le giornate: «Fellini mi disse: “La curiosità mi fa svegliare ogni mattina” e questo tiene in piedi anche me. Ogni mattina devi alzarti con l’idea che devi fare qualcosa». Per esorcizzare e alleggerire il peso della malattia, ha persino scelto di darle un nome: "Mister Parkinson", «perché porta con sé effetti speciali non graditi, ma vanno sopportati. Esiste la possibilità di un giorno migliore e noi siamo più forti di lui».
Anche nelle giornate più buie, quando la patologia sembra prendere il sopravvento sul fisico, Mollica raccomanda di non cedere: «È bene avere un sorriso in tasca.
Me lo metto via nei momenti sereni e quando serve lo tiro fuori».Per descrivere i momenti di crisi, l'ex volto della Rai si è ispirato al mondo del cinema: «In quelle giornate mi sento come Charlot nel film “Tempi moderni”. Quando mi parte il Parkinson, mi sembra di essere Chaplin quando viene inghiottito dai macchinari in fabbrica. È la macchina che comanda, non il corpo. Poi c’è la scena finale però, quando lui fa segno a lei di sorridere, si alzano e si incamminano verso un futuro di speranza».
In questo percorso, avere il supporto dei propri cari una componente importante. Sua moglie e sua figlia rappresentano per lui dei punti di riferimento per ritrovare l'energia: «ti indicano la strada maestra per non perdere di vista l’idea che la vita merita di essere vissuta sempre, in qualsiasi condizione».
Convivere con questa realtà richiede una sola grande regola: «Devi dimenticarti la parola scoraggiamento», conclude Mollica, con l'augurio di mantenere sempre viva questa determinazione e non fermarsi mai.
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