
Il monumento costruito in memoria delle vittime della strage in piazza Piccoli Martiri, nel quartiere milanese di Gorla

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Milano – E' morta Maria Luisa Rumi, 88 anni, una delle ultime sopravvissute alla strage di Gorla, una ferita ancora aperta per la città di Milano.
Il 20 ottobre 1944, un bombardamento aereo alleato colpì il vano scale della scuola elementare 'Francesco Crispi', nel quartiere milanese di Gorla, provocando la morte di 184 bambini e 19 adulti tra insegnanti e collaboratori scolastici. La bomba da 220 chili fu sganciata da un aereo statunitense. Un tragedia che, prooprio da quest’anno, è ufficialmente celebrata anche a livello nazionale con l’istituzione il 20 ottobre del Giorno del ricordo dei piccoli martiri della strage di Gorla e delle piccole vittime di tutte le guerre.
Maria Luisa Rumi, insieme ad altri, riuscì a salvarsi trovando riparo nella sua abitazione, a pochi passi dall'istituto. La sua testimonianza ha continuato a vivere nel quartiere ed è diventata anche una delle voci del documentario 'Finché sono al mondo'. Nell’ottobre 2023, insieme ad altri due sopravvissuti, Maria Luisa – che ha continuato a vivere a Gorla dove ha fatto proprio la maestra per 30 anni – aveva raccontato quella tremenda mattina al nostro giornale.

Da sinistra, Sergio Francescatti, Marialuisa Rumi e Giuliano Lazzaroni
“Quando suonò l’allarme – ricordava – non andai con gli altri nel rifugio. Gorla era un piccolo borgo e la maestra ci diceva sempre che chi abitava vicino poteva andare direttamente a casa senza andare nel rifugio. Il nostro appartamento era attaccato alla scuola. Così sono andata a casa e non nel rifugio, come gli altri”. Fu la sua salvezza. “Sono uscita di corsa con la cartella sulla testa e ho incrociato anche mio fratello, che si era fermato a guardare gli aerei in cielo, pensando che quello che stavano sganciando non fossero bombe, ma volantini o addirittura caramelle. L’ho chiamato, ma lui non mi ha sentito. Poi la bomba è piombata sulla scuola e c’è stato un rumore fortissimo. Mi sono ritrovata in un androne, intorno tutte le macerie. La cartella mi ha protetto la testa”.
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