Il punto centrale del giallo di Pietracatella potrebbe non essere soltanto capire come la ricina sia arrivata fino ad Antonella Di Ielsi e alla figlia Sara Di Vita, ma soprattutto stabilire chi dovesse essere realmente colpito. A otto mesi dalla tragedia di fine dicembre, mentre resta ancora senza risposta la domanda decisiva sul responsabile dell’avvelenamento, tra le ipotesi prese in considerazione dagli investigatori ce n'è una che potrebbe cambiare la prospettiva dell'intera vicenda: il vero obiettivo potrebbe essere Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara e Alice, oppure l'intenzione poteva essere quella di colpire l'intero nucleo familiare.
È lo scenario di cui si è tornati a parlare venerdì 28 agosto 2026 a Morning News. Durante la trasmissione è emersa anche l'ipotesi di un possibile movente passionale, avanzata in studio dal giornalista Stefano Zurlo: «Sbaglierò, ma io penso a un movente passionale e a una mano femminile». Una valutazione del giornalista, dunque, e non una conclusione degli inquirenti. Al momento movente e responsabile, o eventuali responsabili, restano da individuare.
Secondo quanto riferito a Morning News il 28 agosto, una delle ipotesi al vaglio dopo un briefing tra Questura di Campobasso e Procura di Larino riguarda proprio Gianni Di Vita. In una prima fase si era ragionato sulla possibilità che il bersaglio principale fosse Antonella e che Sara fosse rimasta coinvolta nell'avvelenamento. Adesso viene esaminato anche uno scenario differente: il bersaglio poteva essere Gianni oppure l'intera famiglia.
L'inviato Vincenzo Rubano, collegato davanti alla Questura di Campobasso, ha spiegato che gli investigatori starebbero cercando di stabilire «se gli obiettivi fossero Antonella e Sara, o Gianni Di Vita, ma anche tutta la famiglia». Un passaggio delicato, perché sposterebbe inevitabilmente l'attenzione anche sulla rete di rapporti personali dell'ex sindaco di Pietracatella, commercialista conosciuto nel paese.
Sempre secondo quanto riferito nel programma, nelle audizioni sarebbero state poste domande sul rapporto tra Gianni Di Vita e una sua amica d'infanzia e, soprattutto, sui contatti con il marito della donna. Rubano ha riferito inoltre che potrebbe essere nuovamente ascoltato don Stefano, parroco di Pietracatella, anche per chiarire alcuni colloqui e rapporti emersi nel corso degli approfondimenti. Si tratta di elementi sui quali gli investigatori starebbero cercando riscontri: non equivalgono a responsabilità o accuse nei confronti delle persone citate.
È proprio sul terreno dei rapporti personali che, durante la puntata di Morning News di venerdì 28 agosto, è arrivata l'osservazione di Stefano Zurlo. Il giornalista ha ipotizzato un movente passionale e una possibile «mano femminile». Anche in questo caso è fondamentale distinguere i piani: quella di Zurlo è un'interpretazione formulata durante la trasmissione televisiva, non un movente accertato dalla Procura.
Il nodo investigativo resta infatti molto più ampio.
Se Gianni Di Vita fosse stato effettivamente il bersaglio, bisognerebbe comprendere perché Antonella e Sara siano state le due persone che hanno perso la vita e, soprattutto, attraverso quale vettore sia stata somministrata la ricina.La tragedia risale alle festività natalizie del 2025. Antonella Di Ielsi, 50 anni, e Sara Di Vita, 15 anni, morirono dopo essere state colpite da improvvisi e gravissimi malori. In un primo momento il quadro era stato associato a una possibile tossinfezione alimentare, ma gli accertamenti successivi hanno portato alla scoperta della ricina, una sostanza altamente tossica.
Da quel momento l'inchiesta ha cambiato completamente direzione e la Procura di Larino ha iniziato a lavorare sull'ipotesi del duplice omicidio volontario. Nella vicenda sono rimasti coinvolti anche Gianni Di Vita e la figlia Alice, sopravvissuta. Uno dei punti ancora da chiarire riguarda proprio l'eventuale esposizione degli altri componenti della famiglia alla sostanza e la dinamica attraverso la quale il veleno sarebbe entrato in casa.
Accanto alla ricostruzione dei rapporti personali, resta aperto il grande fronte delle analisi scientifiche. Sono 131 i reperti acquisiti durante gli accertamenti in diverse aree interessate dall'inchiesta. A Morning News del 28 agosto l'attenzione è stata concentrata su alcuni oggetti sequestrati, tra cui due borracce di alluminio e un contenitore di vetro con semi, oltre a una busta fucsia sulla quale gli investigatori starebbero svolgendo approfondimenti.
Nel corso dei sopralluoghi sono stati acquisiti o esaminati anche residui di alimenti, contenitori, rifiuti, una spazzola, guanti di gomma, il filtro di un aspirapolvere e diversi oggetti presenti nell'abitazione. Tamponi sarebbero stati effettuati anche su superfici e punti di frequente contatto, dalle maniglie agli interruttori fino agli scarichi del bagno.
Secondo fonti qualificate citate dall'Ansa, gli investigatori avrebbero raccolto negli ultimi dieci giorni elementi potenzialmente decisivi e potrebbero arrivare a tirare le somme entro settembre. Il dato più significativo, ma non confermato ufficialmente, è che gli inquirenti potrebbero avere già individuato il mezzo attraverso il quale la ricina sarebbe entrata nell'abitazione. Non viene però specificato di quale oggetto o sostanza si tratti.
Restano attesi gli esiti definitivi delle analisi del Koch Institute di Berlino sui 131 reperti e tamponi raccolti il 30 luglio, tra cui una borraccia, materiale utilizzato per le flebo e numerosi oggetti e superfici della casa. gli investigatori potrebbero aver capito come la ricina è entrata in casa e sarebbero vicini a restringere il cerchio su chi l'ha introdotta, mentre le analisi scientifiche definitive potrebbero fornire il riscontro necessario.
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