Bologna, 20 luglio 2026 – Le grida di lutto e dolore di Khadija Fakir sono straziate. Lancinanti come schegge di ferro mentre fendono l’aria intorno a via Svevo, nel cuore del quartiere Pilastro, alla periferia di Bologna. Lì dove ieri, intorno all’ora di pranzo, il fratello Abderrahim è morto al culmine di un intervento della polizia, durante il quale due agenti sono stati immortalati dai residenti mentre tentavano di ammanettarlo a terra, in un’area garage delle case popolari e dopo che il 42enne marocchino era stato segnalato in stato di agitazione. “Ammazzano tutti i giorni i nostri figli. Io voglio giustizia e vendetta per mio fratello! E non mi darò pace finché non avremo giustizia per mio fratello. Perché non hanno avuto pietà”. Chiede aiuto, chiede giustizia e chiede pietà, Khadija: per il fratello morto, di cui davanti alle penne e telecamere dei cronisti accorsi alla periferia di Bologna la donna ripete il nome di Abderrahim, come in una litania. Un dolore, condiviso anche dall’altro fratello del 42enne, Mohamed, con cui “Abderrahim viveva”, spiega la parente.

I momenti del video in cui si vedono i poliziotti che tengono fermo Abderrahim Fakir
Khadija e Mohamed, cosa è accaduto secondo le vostre informazioni?
“Non sappiamo cosa sia successo. Lo sanno loro – esala sospirando affannosamente Khadija, riferendosi alla polizia al lavoro per i rilievi nel luogo in cui il 42enne è morto –. Loro ci hanno chiamato dicendoci che è morto”.
Circolano alcuni filmati dell’intervento dopo cui vostro fratello ha perso la vita. Cosa compare nelle immagini?
“Lo hanno ammanettato e picchiato! – grida ancora la sorella – Ci sono i testimoni, tutti questi palazzi sono testimoni che lo hanno aggredito loro!”, ha puntato il dito ancora la donna.
Come definireste vostro fratello?
“Abderrahim era un bonaccione – lo ricorda il fratello Mohamed mentre le lacrime gli rigano il volto guardando i necrofori portare via la salma di Abderrahim, con canti e preghiere della cinquantina di persone accorse al Pilastro –. Non ha mai fatto del male a nessuno ed ha avuto una morte indegna”.
Cosa potete dire sulla dinamica dell’accaduto?
“Parlano i filmati, moltissime persone hanno visto cosa è successo”.
Vostro fratello era un classe 1983, quarantatré anni ancora da compiere. Da quanto tempo viveva in Italia e che lavoro faceva?
“Aveva un’impresa di facchinaggio. Viveva qui da sette anni ed era benvoluto da tutti”.
Dove risiedeva?
“Viveva a Borgonuovo, nel comune di Sasso Marconi a Bologna”.
E come mai oggi (ieri, ndr) si trovava al Pilastro?
“Era qui per incontrare un amico. Non faceva del male a nessuno”.
Ieri sera, alle 20.30, duecento persone si sono riunite al Pilastro fuori Bologna, davanti al luogo in cui il 42enne è morto. Per intonare preghiere per Abderrahim e cori contro la polizia. Duecento persone inginocchiate e con il pugno levato al cielo in un comune gesto contro il razzismo che richiama la tragedia di George Floyd, l’autotrasportatore afroamericano ucciso da un agente di polizia a Minneapolis, in Minnesota. “Fakir Abderrahim uno di noi – recita uno striscione teso durante la manifestazione in strada –. Omicidio di Stato. Contro la violenza della polizia e razzismo” le ultime righe.