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Moschea, ecco il contratto: le rate versate e le clausole retroattive


MESTRE (VENEZIA) - Tecnicamente si tratta di una “compravendita risolutivamente condizionata”, cioè un contratto di vendita i cui effetti immediati (l’essere entrati in possesso di un bene) potrebbero essere annullati retroattivamente nel caso in cui si verifichi un determinato evento, come il mancato pagamento di una o più rate. Il terreno di quasi ottomila metri quadri in via Giustizia, a Mestre, sul quale l’associazione bengalese “Giovani per l’umanità” intende costruire la moschea è stato quindi acquistato con questo vincolo, come emerge dall’atto notarile che la stessa associazione bengalese mestrina ha reso ieri pubblico, dando prova di trasparenza dopo tutte le polemiche degli ultimi dieci giorni, tanto da trasformare la vicenda in un caso nazionale.


Moschea, contratto di vendita da un milione e 500mila euro

La firma del contratto tra l’associazione di promozione sociale presieduta da Prince Howlader, 33 anni, e l’erede dei proprietari dell’ex segheria Rosso della quale sono rimasti solo dei ruderi, risale al 30 luglio scorso, nello studio del notaio Furio Gelletti di Monfalcone (curiosa coincidenza, tra l’altro, visto che proprio Monfalcone vive da anni la non facile convivenza tra italiani e migranti bengalesi, perlopiù impiegati anche lì in Fincantieri, ed è di Monfalcone anche Anna Maria Cisint, l’europarlamentare della Lega che sta dando battaglia al progetto di Howlader anche con un esposto alla guardia di finanza).


Bisogna allora andare all’articolo 5 del contratto di 12 pagine per “parlare di soldi”: confermato il costo di un milione e 500mila euro di cui 150mila erano già stati versati nel marzo del 2025 dai bengalesi con la firma del contratto preliminare dopo il quale è iniziata la progettazione della moschea.

Il 30 luglio scorso, al momento dell’acquisto, i “Giovani per l’umanità” staccano anche un assegno da 40mila euro, riducendo a un milione 310mila euro la parte restante da versare. E qui scattano dieci rate da onorare fino al 31 dicembre 2028, con la prossima prevista per il 10 settembre da 60mila euro, una da 125mila euro entro il 31 dicembre 2026 per proseguire con le successive che, dalla quinta in poi, saranno tutte di 150mila euro ciascuna, il tutto comunque senza interessi. 


Compravendita condizionata, cosa vuol dire

Come detto, però, si tratta di una “compravendita condizionata” che prevede, come precisa l’atto notarile, che con “il mancato pagamento di una o più rate che superino complessivamente l’ottava parte del corrispettivo di vendita (pari a 187.500 euro, ndr.), il contratto si intenderà automaticamente risolto”, con l’erede dell’ex segheria che tornerà in possesso del terreno “trattenendo quanto già percepito a titolo di penale o di indennizzo”.

La clausola che esclude opere edilizie fino al 2028

Ma non basta, perché l’altra condizione risolutiva fissata obbliga i “Giovani per l’umanità” «a non modificare lo stato dei luoghi, né intervenire sul medesimo o intraprendere opere edilizie, salva la demolizione del fabbricato esistente». E, visto che l’ultima rata scatterà il 31 dicembre 2028, questo significa che fino a questa data non potrà essere posato neanche un mattone della moschea, se mai si potrà fare.

Cambio di destinazione d'uso

Infine, sempre in caso di risoluzione del contratto, c’è la partita del possibile cambio di destinazione d’uso: se il Comune lo concederà (facendo così perdere parte del valore del terreno che ora è ad uso produttivo), il venditore potrà rientrare in possesso del terreno e trattenersi 600mila euro, che scenderanno a 350mila se non ci saranno varianti.


Le denunce

Insomma, tutto studiato nei particolari, mentre si infiamma lo scontro tra Prince Howlader e Anna Maria Cisint. Il primo ha annunciato una denuncia per “istigazione all’odio razziale, islamofobia e razzismo” nei confronti dell’europarlamentare del Carroccio ed ex sindaca di Monfalcone, alla quale Cisint ieri ha già risposto: «Mi minacciano? Ovviamente non farò neanche mezzo passo indietro. Devono pubblicare i bilanci, come tutti. Li abbiamo beccati in flagrante a violare la legge e il loro stesso statuto e ora sono passati alle minacce, tentando di silenziarmi. D’altronde questo è ciò che succede quando si pretende legalità dall’islam radicale - replica l’europarlamentare -. La loro è una strategia ben precisa: si chiama “islam politico”, ossia l’uso politico della religione per raggiungere i propri obiettivi, insinuarsi nella nostra società e nelle nostre istituzioni e aggirare le regole a proprio piacimento».