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Mps prova a lanciare l’Ops su Bpm e Banca Generali. Attesa la risposta di Intesa


Il piano del Monte dei Paschi per contrastare l'Offerta da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo è stato approvato ieri dal consiglio di amministrazione di Mps. È passato con un voto a maggioranza, nove consiglieri contro quattro, e solo dopo un duro scontro tra la maggioranza e la minoranza del board. Uno scontro che si è animato soprattutto sul testo del comunicato stampa da diffondere al mercato. Così la nota, attesa per la serata di ieri, è slittata a questa mattina. I contorni dell'operazione, comunque, sono trapelati, e il mercato è in attesa, oltre che di conoscere i dettagli dell'operazione, che anche Intesa faccia una contromossa per arginare l'iniziativa del Monte.

Il piano di Mps prevede una doppia offerta, che sarà accompagnata da un dividendo straordinario. Le offerte riguarderanno sia Banco Bpm che Banca Generali e verranno fatte in entrambi i casi utilizzando azioni Mps, facendo diventare gli azionisti che vi aderiranno, sempre che il piano vada a buon fine, soci del Monte. Con il corollario, tutt'altro che secondario. Semmai Generali dovesse decidere di aderire con il suo 51 per cento di Banca Generali all'Ops del Monte, il gruppo triestino entrerebbe nell'azionariato di Siena con una quota di circa il 10% del capitale. Lo stesso Leone, poi, si diluirebbe in caso di fusione con Bpm.

Il piano prevede la creazione di un gruppo con una capitalizzazione aggregata di circa 70 miliardi: nascerebbe il terzo polo bancario italiano, con una rete di oltre 2.600 sportelli, con fabbriche prodotto, e una presenza nell'investment banking, nel private banking e nel risparmio gestito, grazie alla combinazione di Banca Generali e Mediobanca nel wealth management. Agli attuali azionisti del Monte, per convincerli ad approvare il progetto nell'assemblea straordinaria che sarà convocata per il 29 ottobre, sarà offerto un dividendo extra. Sul tavolo dovrebbero essere messi quattro miliardi di euro: un miliardo in contanti e tre miliardi tramite la distribuzione di una quota delle Generali attualmente in portafoglio a Mediobanca.

Non sono però pochi né semplici gli ostacoli che il Monte dovrà scavallare perché questo disegno veda la luce. Le divisioni in cda non sono indolori. I consiglieri della minoranza hanno contestato molti aspetti del piano, dai rischi di esecuzione non chiariti, agli aspetti regolatori e legali delle operazioni. Prima di poter distribuire il dividendo extra ai soci, il Monte dovrà completare la fusione con Mediobanca. Poi, nel caso le Ops dovessero mai partire e andare in porto, gestire un'altra doppia integrazione. Passaggi che definire impegnativi è un eufemismo. Al di là delle divisioni in cda, servirà comunque il sostegno dell'assemblea dei soci, dove la passivity rule impone di passare. Qui saranno necessari i due terzi dei voti, un obiettivo impegnativo. Ieri nel libro soci del Monte è spuntata Barclays, con una quota superiore al 5 per cento. Segno che anche gli investitori internazionali iniziano a prendere posizione sul titolo.

Ci sono poi gli azionisti delle banche target da convincere. Occorrerà strappare con adeguate contropartite il consenso del Credit Agricole, la cui freddezza verso un'integrazione con il Monte ha contribuito al naufragio dei tentativi di fusione alla pari. Per ora i francesi non commentano, in attesa di sedersi al tavolo con Siena e far valere il loro ruolo di primi soci del Banco con il 29,3 per cento del capitale. Parigi, semmai dovesse appoggiare l'operazione, potrebbe restare nel nuovo gruppo con una quota importante, superiore al 10 per cento, oppure farsi liquidare in asset e filiali da integrare nella loro divisione italiana.

Resta poi da vedere la reazione di un colosso come Intesa, fermamente convinta della validità della sua offerta, e capire se esistono margini per soluzioni di compromesso o se invece la partita si giocherà sul mercato. Per adesso la banca guidata da Carlo Messina va avanti spedita per la sua strada. Il gruppo, dopo il deposito del documento d'offerta alla Consob, avvenuto il 27 giugno scorso, sta lavorando ai preparativi dell'assemblea del 10 settembre per l'aumento di capitale a servizio dell'offerta su Mps. L'acquisizione del Monte, aveva spiegato lo stesso Messina in una intervista a Cnbc Europe, è un «obiettivo che vogliamo realizzare, raggiungere, e faremo del nostro meglio per portare a termine questa operazione di fusione e acquisizione». Intesa, che negli anni ha realizzato numerose acquisizioni tra cui l'ultima quella di Ubi Banca, conosce bene le partite del risiko e le mosse, ponderate e pazienti, che vanno affrontate.