Per chi sta valutando un mutuo per l'acquisto di casa, il mese di agosto è iniziato con una situazione di apparente paradosso. Come rileva il monitoraggio di Mutui.it il tasso variabile risulta infatti inferiore a quello fisso proprio mentre l'Euribor, l'indice di riferimento per la maggior parte dei mutui variabili, ha ripreso vigore. Ecco di quanto e perché.
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L'Euribor, acronimo di Euro Interbank Offered Rate, è il tasso medio applicato nei prestiti interbancari nell'eurozona. Il valore, pubblicato quotidianamente dall’European Money Markets Institute (Emmi) fa "da bussola" per calcolare gli interessi dei mutui a rata variabile. Nella maggior parte dei finanziamenti, il tasso applicato sulla rata è frutto della somma tra Euribor (a 1,3 o 6 mesi) e spread della banca.
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Mutui - ©IPA/Fotogramma
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Stando all'Osservatorio di MutuiOnline, negli ultimi giorni l'Euribor ha registrato un'inversione di tendenza su tutte le durate di deposito. In particolare, il tasso di riferimento a tre mesi, il più utilizzato per indicizzare i mutui a rata variabile, è salito, in un solo aggiornamento, dal 2,461% al 2,498%.
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Ipotizzando, come previsto da diversi analisti, una crescita del parametro al 2,79% entro la fine dell'anno, la rata variabile subirebbe un rincaro mensile di circa 50 euro rispetto ai livelli attuali sorpassando nuovamente il tasso fisso. Non è detto tuttavia che tutte le rate siano destinate a salire nell'immediato: occorre sempre tenere come riferimento la periodicità con cui avviene l'aggiornamento (1,3 o 6 mesi) e l'andamento futuro dell'indice.
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Perché dunque l'Euribor sta rialzando la testa? Nella riunione del 23 luglio scorso la Banca Centrale Europea (Bce) ha deciso di lasciare invariati i tassi di interesse dopo il rialzo avvenuto a giugno. Nonostante la pausa estiva prima della prossima riunione, calendarizzata per il 10 settembre, i mercati scommettono su possibili nuovi aumenti, mossa dettata dalla necessità di arginare l'inflazione legata al comparto energetico.
Sulle decisioni dell'istituto di Francoforte molto dipenderà dal perdurare delle tensioni intorno allo Stretto di Hormuz. Ipotizzando un nuovo aumento del costo del denaro, l'attuale vantaggio della rata variabile potrebbe ridursi rispetto al fisso, che parte da livelli mediamente più elevanti ma garantisce stabilità per l'intero arco del finanziamento. Come rileva l'Osservatorio di Segugio.it, nel secondo trimestre del 2026 il 92% delle richieste di mutui è stato a tasso fisso, segno che le famiglie continuano a privilegiare la certezza dell'importo sul risparmio iniziale.
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Il tasso fisso, anche se per alcuni mesi (o anni) potrebbe essere più elevato di quello variabile, in tempi di forte incertezza economica è una sicurezza, perché evita che l’eventuale rialzo dei tassi di interesse deciso dalla Bce tiri con sé anche il valore del mutuo. In un quadro discendente o in un quadro stabile, invece, i mutui variabili diventano più convenienti.
A luglio, il Tan medio dei mutui a tasso variabile a 20 e 30 anni è salito dal 2,58% al 2,80%, anche in conseguenza del rialzo dei tassi deciso dalla Banca Centrale Europea nella riunione dell’11 giugno. Adesso il Tan medio del fisso si assesta intorno al 3,33%, ma se Francoforte spingesse per due rialzi consecutivi, fa notare il sito di Mutuionline.it, il variabile raggiungerebbe il fisso.
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