L’intervista.
01 ottobre 2026 alle 00:11
Da calciatore ha segnato 64 gol, lasciando un ricordo indelebile e rinsaldando il legame con il Cagliari nel 2022. Roberto Muzzi, adesso, “gioca” nell’area scouting rossoblù e, a braccetto con il direttore sportivo Pietro Accardi, nella costruzione di questo Cagliari c’è anche il suo occhio. «Fa piacere vedere come stiano andando le cose, ma bisogna tenere i piedi per terra perché il campionato è lungo», le sue parole al podcast ufficiale del club “PodCasteddu”. «Il Cagliari sta facendo bene ma sappiamo qual è il nostro obiettivo. Però è anche giusto che i tifosi sognino un pochino».
Amarcord
L’arrivo nel 1994 offre un fotogramma distante rispetto alla realtà attuale, con il Cagliari reduce dalla semifinale di Coppa Uefa. «Trovai un gruppo forte, io venivo da Roma, ero giovane e avevo un caratterino particolare. Il primo giorno di allenamento Pusceddu ed Herrera mi presero da una parte e mi dissero che giocavo per il Cagliari, mi hanno fatto capire subito l’attaccamento verso questa maglia e questo popolo. Da lì ho capito dove stavo e cosa dovevo fare». E sul campo la risposta non si è fatta attendere: in quei cinque anni da attaccante rossoblù, Muzzi segnò 64 gol. «Fin dal primo giorno ho avuto la sensazione che la gente mi volesse già bene. Ogni volta che giocavo la domenica mi veniva in mente l’immagine della gente che quando mi incontrava per strada aveva sempre grande affetto». Nel 1999, arrivò la cessione all’Udinese. «Sono stato costretto ad andare via da Cagliari perché io mi ero messo in testa di voler restare». Nel nuovo compito, tornato nell’Isola nel 2022, è stato tra i primi a muoversi per portare Alessandro Romano già due anni fa. E ha seguito da vicino l’impressionante ascesa di Mendy: «Arrivò qua in prova per dieci giorni. Quando lo vidi fare un movimento pensai che aveva qualcosa dentro. È stata un’intuizione e poi il presidente diede fiducia per occupare un posto di extra-comunitario con un giovane che era un punto interrogativo». (m.re.)
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