Inter, Palermo, Fiorentina, Sampdoria. Emiliano Viviano l’Italia del pallone la conosce benissimo. Ma non solo quella. Una stagione (2013-2014) passata con anche la maglia dell’Arsenal addosso, a fare da compagno di reparto a due colleghi che a Londra hanno scritto a loro modo la storia: Szczesny e Fabianski.
Oggi i tifosi lo apprezzano in tv - con Mediaset - o sui social, ma quella stagione inglese portò con sé anche una FA Cup difficile da dimenticare nonostante le poche apparizioni in campo con Wenger in panchina.
Con lei in squadra, quell’anno, anche Mikel Arteta: stasera sarà al Maradona.
«Era un ragazzo intelligente e soprattutto molto curioso. Quando parlava con i compagni nello spogliatoio lo faceva in lingue diverse a seconda del Paese d’origine. Ci avrei scommesso che sarebbe diventato l’allenatore che vedo oggi sulla panchina dell’Arsenal».
Quale ricordo ha dell’Arsenal?
«Una squadra piena di talento in campo, tante culture diverse nello spogliatoio, un approccio al calcio meno professionale che in Italia».
Ci spieghi.
«Il mondo inglese, già oltre dieci anni fa, era più libero, se vogliamo definirlo così. Meno rigido rispetto al modello italiano, meno controllato e attento al dettaglio. Ma la differenza si notava già».
Erano le basi per la Premier che conosciamo oggi.
«Non solo: la grande differenza con gli altri campionati, oggi, è che loro possono permettersi forze di spesa che noi non abbiamo. Sanno fare business e noi no, hanno strutture che noi non abbiamo e che portano tanto ai club. Poi vedi allenatori come Arteta e ti spieghi perché hanno avuto questa evoluzione».
Insomma, per il Napoli sarà una sfida impossibile?
«Dopo le prime due partite, a me il Napoli di Allegri non era piaciuto. Invece, dopo Milano, devo dire che un miglioramento c’è. Ho visto una squadra aggressiva, che ha messo in difficoltà l’Inter per larghi tratti con giocatori forti. Ma è anche una squadra che deve ancora trovare la giusta via con il nuovo allenatore».
L’Europa è il giardino preferito da Allegri?
«Ha dimostrato di saper essere tra i migliori in circolazione nella gestione dei gruppi e delle energie per il doppio impegno. Anzi, il triplo vista anche la Coppa Italia. E questo alla lunga conta. Ma Max sa anche come comunicare per rasserenare gli animi: sono certo che saprà gestire la Champions League anche a livello comunicativo».
Eppure, questa estate di mercato non ha entusiasmato i tifosi.
«È vero che non c’è stato alcun acquisto di rilievo, ma bisogna anche ricordare dall’altro lato che non è andato via nessuno dei top, di quelli che hanno fatto la differenza negli ultimi anni. Non so dove potrà arrivare la squadra, ma solo perché credo che questo sia un campionato strano: ci sono tante squadre livellate e forti, il Milan vuole tornare su, il Como non è più una sorpresa. Insomma, stare in alto non sarà facile per nessuno».
A proposito di top: l’assenza di McTominay contro l’Arsenal stasera quanto pesa?
«E non solo contro l’Arsenal, l’assenza di un calciatore come McTominay pesa sempre. In Champions come in campionato. Scott ha caratteristiche che in questa squadra solo lui può portare in campo. E poi a Allegri i calciatori come McTominay piacciono da sempre: ha avuto Rabiot, Vidal, Pogba, centrocampisti di gamba che sanno anche far male».
Però c’è De Bruyne.
«E me lo aspetto titolare, la qualità di De Bruyne e anche la sua esperienza sono imprescindibili in un match come quello di stasera».
Ma le italiane devono sempre sperare in un “miracolo” per arrivare fino in fondo?
«Il gap con le altre c’è. Ma poi il calcio è strano: l’Inter ha giocato due finali negli ultimi anni, quindi tutto può succedere».