Il popolo in amore si è messo in marcia alle ore 19.26 da piazza Carità anche sfidando le proprie paure dopo la violenta scossa di terremoto di venerdì sera. Davanti a tutti il presidente De Laurentiis, accompagnato dalla moglie Jacqueline e dal figlio Edoardo, le mani tese verso i tifosi, emozionato quanto nei giorni dei due scudetti nella sera della celebrazione dei cent’anni azzurri.
Uno straordinario abbraccio perché questo è «un amore che non si spiega: si sente» come ha scritto il Pocho Lavezzi, indimenticabile per i suoi gol, i suoi dribbling, la sua napoletanità che esprimeva anche nei difetti. Nel video diffuso dal club ieri, all’alba del centenario, si ascoltano queste parole: «Sacro è ‘stu juorno ‘e festa ca sulo ‘nu miraculo pò ffà cchiù bello ancora. E allora, San Gennà, fa’ ca st’allerìa nunn’ ha dda fernì maje». Non c'era bisogno di lanciare il messaggio in italiano: il napoletano usa le parole dell’amore. Tutta piazza Plebiscito, respingendo le ansie, cantava “Oj vita oj vita mia” mentre De Laurentiis e migliaia di tifosi si avvicinavano al palco. Dov'era possibile se non a Napoli questa manifestazione di fede? Venerdì i diecimila del corteo organizzato dai gruppi delle curve sono diventati trentamila quando è cominciata la grande notte azzurra, illuminata dalle torce sul lungomare.
E poi la festosa invasione delle strade del centro ieri accogliendo l'invito di De Laurentiis e del Napoli di oggi, senza dimenticare quello dell'altroieri e di ieri, con Maradona in prima fila, rappresentato al taglio del nastro in piazza Carità dai figli Diego junior e Jana, due ragazzi che hanno conquistato l'affetto del padre soffrendo e aspettando pazientemente che arrivasse il giorno del riconoscimento. Ci sono state le stagioni di Diego e di De Laurentiis ma anche quelle di sogni infranti e di sofferenze profonde.
Il video celebrativo dei cent’anni realizzato dal Napoli non si è aperto con i gol delle stelle Careca o Osimhen ma con uno di Claudio Pellegrini, un generoso attaccante che giocò ai tempi di Krol. Questa è una grande famiglia, unita dall'azzurro che ieri era sulla pelle di almeno sessantamila tifosi, nei fumogeni e nelle luci che illuminavano i monumenti. È una straordinaria forza che deve dare fiducia alla città anche nei momenti di sofferenza, come in quell'inverno del 1980 che sembrava non finire mai per il terremoto del 23 novembre. Krol ha ricordato nell'intervista al Mattino che il Napoli giocava con l'orgoglio di chi voleva regalare gioia al popolo che conviveva con un incubo, a chi aveva perso tanto o tutto. Il momento di gioia che ci voleva nelle ore in cui palpabile era la preoccupazione per questa terra che non smette di tremare.
De Laurentiis, assicurando un sostegno di 100mila euro e sollecitando l’intervento di altri imprenditori per i terremotati, ha ricordato: «Dopo ogni difficoltà Napoli ha sempre saputo rialzarsi e lo farà anche adesso. Napoli ci ha insegnato ad essere uniti nei momenti difficili». Ed ecco quella unione in piazza, quella straordinaria sinergia. A un certo punto, a metà pomeriggio, lungo via Toledo e piazza Plebiscito si sono alzati i cori della partita, tutti insieme a cantare, partendo dal refrain di “Primo agosto pioveva”, il brano che ha accompagnato il Napoli verso il quarto scudetto. Lo scrisse un posteggiatore, Cristian Vollaro, scomparso due anni fa: questa notte è stata anche nel ricordo di un ragazzo che voleva realizzare il sogno di diventare artista. In questi due giorni si è ammirata e si è respirata un’energia che darà la spinta alla squadra di Allegri, che per averlo vissuto da avversario con Milan e Juve sapeva quale ambiente avrebbe trovato a sostenerlo nella nuova avventura. Un’emozione senza tempo, con i richiami alla storia della città e della squadra, nella piazza felice di fare festa anche se non c'era uno scudetto da celebrare, ascoltando le promesse sul futuro di De Laurentiis e incrociando gli sguardi di campioni e dirigenti del passato, come Ferlaino e Moggi, cuori giovani che questa serata non se la sarebbero mai persa, ricordando i giorni felici vissuti con Maradona e aspettando nuove feste.