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Napoli, truffe agli anziani: c’è il verdetto soft per capi e telefonisti


In conferenza stampa, appena lo scorso dicembre, non c’erano dubbi: hanno commesso reati odiosi come stupri. Poi, appena sette mesi dopo, sono arrivate condanne in primo grado. Un verdetto che - alla luce del dispositivo letto in aula dal gup - suona tutt’altro che esemplare. Parliamo della banda delle truffe agli anziani, quella sgominata dai carabinieri sull’asse Napoli-Genova, un’organizzazione attiva in tutta Italia, che aveva come roccaforte i vicoli dei Quartieri Spagnoli e dei Decumani.

In sintesi, si va dall’associazione per delinquere alla truffa e alla ricettazione, la condanna per quelli che hanno scelto di essere processati con il rito abbreviato è questa: dai tre anni a scendere. La pena più bassa è di un anno e quattro mesi, la più alta è di tre anni. Telefonisti e finti marescialli, organizzatori e staffisti, se la caveranno con una permanenza molto limitata in cella. Altro che reati odiosi come gli stupri e la pedofilia, a leggere il dispositivo pronunciato dal gup del tribunale di Napoli.

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Parliamo di condanne maturate con il rito abbreviato (al termine di una richiesta di immediato da parte della Procura), che vanno considerate al netto dello sconto di un terzo della pena prevista dal codice. Ma tant’è. Partiamo dalla fine. Gup Bardi, ecco il verdetto: tre anni di reclusione per Maria Robustelli; due anni e sei mesi per Mirco Marchese; un anno e otto mesi per Vincenzo Di Balsamo; un anno e sei mesi per Antonio Di Balsamo; un anno e quattro mesi per Maria Palmieri; un anno e otto mesi per Domenico Paolone, un anno e quattro mesi per Riccardo Maisto; un anno e otto mesi per Tommaso Di Balsamo; due anni e quattro mesi per Vittorio Cozzolino; un anno e quattro mesi per Vincenzo Scuteri.

Il retroscena

Una sentenza che va raccontata a partire da due punti fermi: si tratta di un verdetto di primo grado, per il quale tutti gli imputati potranno fare appello di fronte al principio di non colpevolezza fino a prova contraria; nel corso della richiesta di processo immediato, la Procura ha individuato 26 parti offese, parliamo di anziani vittime di truffe o di tentativi di raggiro, alcune delle quali si sono costituite parte civile. Non è finita.

A leggere il verdetto, merita di essere citata anche un’assoluzione nel merito, rispetto al gruppo di imputati che ha scelto il rito abbreviato: si tratta di Vittorio Esposito (assistito dall’avvocato Domenico Dello Iacono), che era stato arrestato come titolare di una gioielleria in pieno centro storico dove si ipotizzava che arrivassero gli oggetti proventi delle truffe. È stato arrestato e ha scontato ingiustamente - alla luce di questo verdetto - diversi mesi in cella. Ora il gup ha disposto la restituzione della gioielleria in via San Biagio dei Librai, con annesso laboratorio orafo, con tanto di gioielli e beni preziosi sequestrati. Parliamo di beni per 50mila euro che sono stati restituiti al commerciante ritenuto completamente estraneo alle accuse. Una sentenza che ha comunque confermato l’esistenza di una gang specializzata in una condotta seriale.

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Telefonisti al lavoro, vittime “profilate” grazie a un oggetto che sembrava sparito da tempo dalla memoria collettiva: parliamo degli elenchi telefonici, che non a caso conservano soprattutto numeri di telefono di persone anziane. In azione una banda di finti marescialli dei carabinieri, operativa da Genova a Napoli, che puntavano a terrorizzare le vittime. In che modo? Simulando sinistri, incidenti stradali, litigi, contenziosi, finanche arresti in flagranza di chissà quale reato. Fatti inventati ma descritti con metodo, al punto tale da convincere gli interlocutori a consegnare soldi o beni preziosi a mo’ di cauzione. Un sistema tutt’altro che inedito, dal momento che in questi mesi sono decine le bande specializzate nella truffa agli anziani. In ogni blitz, viene ripetuto un solo refrain: si tratta di reati spregevoli, perché colpiscono in modo indelebile persone sole e anziane. Reati odiosi, che segnano in modo indelebile le vittime, per i quali sono stati sanzionati i presunti colpevoli con un verdetto impeccabile da un punto di vista formale, anche se destinato a sollevare perplessità in seno alle parti offese. Nel corso di questa prima verifica dinanzi al giudice, gli imputati erano assistiti - tra gli altri - dai penalista Mariangela Covelli, Mirko Montesarchio, Michele Maria Dell’Aquila, Leopoldo Perone, Andrea Fabbozzo, Carlo Bianco.