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Nepal, nuova allerta alluvioni: esonda il lago di detriti. Nessuna notizia dei 3 italiani, 600 i turisti dispersi


A Timure, un villaggio nell’Himalaya nepalese devastato dall’inondazione, i soccorritori stavano scavando disperatamente quando hanno sentito dei pianti provenire dal fango. Sei agenti della polizia provinciale hanno aumentato gli sforzi e hanno estratto, ancora in vita, una bambina di sei anni. In un villaggio vicino, Khalte, un’altra bimba, Ishara, cinque anni, era con la mamma quando mercoledì è arrivata l’onda di fango e acqua. Si è salvata perché è rimasta incastrata in una rete, ma la madre è stata trascinata via. Ora è ricoverata all’Ospedale Universitario di Tribhuvan; non si hanno notizie della mamma. A Uttar Gaya c’era una grande scuola frequentata da bambini e adolescenti, in tutto 370. Si è udito il frastuono che precedeva la piena e gli insegnanti hanno organizzato la fuga dei più piccoli verso una collina, mentre gli alunni più grandi hanno cominciato a correre da soli. Ieri la metà degli studenti risultava dispersa. In una casa di cura una novantaquattrenne è stata salvata, recuperata da un’escavatrice, e la foto dell’anziana donna ricoperta dal fango ha fatto il giro del mondo. A Bidur un video mostra un unico alto edificio rimasto in piedi, mentre attorno tutto viene divorato dal fango, con le persone che si mettono in salvo all’ultimo piano. Nel tunnel della centrale Upper Trishuli Hydropower Project, nel distretto di Rasuwa, ci sono ancora 100 lavoratori intrappolati, mentre 350 sono stati recuperati dall’esercito.

BILANCIO

Sono solo alcune delle storie che i media nepalesi stanno raccogliendo nei luoghi della catastrofe che ha colpito, mercoledì mattina, il distretto di Rasuwa e la vicina vallata del Tibet, a causa del distacco di un enorme pezzo di roccia e del ghiacciaio da un’altezza di circa 5.100 metri. Il bilancio ogni giorno si aggrava: 584 morti (579 in Nepal, 5 in Cina), oltre 2.400 dispersi (tra cui 600 turisti, in gran parte stranieri). Sono ancora tre gli italiani di cui non si hanno notizie: uno è il cinquantenne ligure Marco Ratto, gli altri due sono una coppia con doppia cittadinanza svizzera e italiana. Ma per comprendere quanto sia difficile l’opera dei soccorritori sono necessari alcuni dati: ieri il 70 per cento dei cadaveri non era ancora stato identificato, in alcuni ospedali le celle frigorifere erano numericamente insufficienti e i corpi erano adagiati nei corridoi o all’esterno, in stato di decomposizione. E centinaia di persone cercavano i propri cari vagando tra le salme. Tanto sul lato nepalese quanto su quello cinese l’impegno delle squadre di ricerca, ma anche di semplici volontari, è senza sosta e coraggioso, ci sono però altri fattori che rallentano le operazioni. Si temono altre esondazioni: ieri mattina le ricerche sono state sospese dopo che sul versante cinese è stato segnalato che l’accumulo dei detriti ha formato un nuovo lago di sbarramento, con il pericolo di una conseguente tracimazione per la rottura della barriera. Non solo.

Ieri sera in Nepal è stato emesso un avviso di massima allerta nelle zone di Trishuli a causa del rischio di nuove piene. L'ufficio di polizia distrettuale di Rasuwa ha esortato la popolazione «a rimanere in stato di massima allerta perché il fiume Bhotekoshi è nuovamente esondato». In queste ore sono attese forti piogge. La Bbc racconta che le autorità locali stanno monitorando altri due ghiacciai, vicini a quello crollato, in cui sono comparse delle crepe. David Fisher, capo della delegazione della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, ha fornito un altro dato: «Migliaia di case sono state distrutte o hanno subito danni ingenti. Riteniamo che almeno 93.000 persone siano state colpite e si trovino in grave difficoltà. A causa delle strade e dei ponti distrutti dalle inondazioni, nonché delle interruzioni di copertura cellulare e di elettricità, non siamo ancora riusciti a raggiungere alcune delle zone più devastate».

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