Torino
26 luglio 2026 alle 01:01
Il Blocco nero lancia molotov e razzi: 50 feriti tra le forze dell’ordineGuerriglia in Valle di Susa dove i cantieri dell'Alta Velocità sono stati presi d'assalto da centinaia di antagonisti incappucciati, che hanno utilizzato anche molotov negli attacchi. Una cinquantina i feriti tra le forze dell'ordine e camionette date alle fiamme.
La premier
«Chi lancia bombe carta, incendia mezzi dello Stato e aggredisce le forze dell'ordine non sta difendendo un'idea, sta attaccando l’Italia», ha scritto Giorgia Meloni sui social, aggiungendo che «la violenza non piegherà lo Stato: chi serve il Paese non sarà mai lasciato solo».
L’attacco
I cantieri di San Didero, e soprattutto di Chiomonte, sono stati assaltati da centinaia di antagonisti appartenenti al cosiddetto Blocco Nero, eredi dei Black Bloc che un decennio fa furono protagonisti di guerriglie urbane in diverse città, tra cui Genova durante il G8 del 2001. Italiani e stranieri, numerosi i francesi ma anche spagnoli e tedeschi, hanno approfittato della manifestazione No Tav, ribattezzata dagli organizzatori «marcia verso i cantieri della devastazione», partita da Venaus e che, secondo il movimento, ha visto la partecipazione di ventimila persone. Ma gli appartenenti all'ala più oltranzista hanno lanciato bombe carta, razzi, pietre e, come non accadeva da tempo, numerose bottiglie incendiarie contro le forze dell'ordine schierate a protezione dei cantieri.
La sequenza
Gli scontri più duri proprio a Chiomonte, dove gli incappucciati sono riusciti a entrare nell'area del cantiere e hanno dato fuoco ad almeno due camionette dei carabinieri. Dopo la partenza del corteo No Tav, organizzato a margine della decima edizione del Festival Alta Felicità, gli attivisti si sono divisi in differenti gruppi. Le prime tensioni, durate una ventina di minuti, si sono viste a San Didero, dove le forze dell'ordine hanno risposto al lancio di bombe carta e pietre con i lacrimogeni, allontanando i manifestanti. Intanto un gruppo più numeroso ha raggiunto, attraverso i sentieri, il cantiere di Chiomonte. Il Blocco Nero ha quindi attaccato su più fronti, apparentemente seguendo una strategia coordinata e un piano prestabilito. Gli antagonisti, con il volto coperto da maschere antigas e occhialoni per proteggersi dai lacrimogeni, scudi, caschi e armati di qualsiasi oggetto potesse essere lanciato contro polizia, carabinieri e guardia di finanza, sono riusciti a penetrare in quello che hanno ribattezzato “il fortino”. Oltre un'ora di guerriglia, fino a quando le forze dell'ordine sono riuscite a respingerli, costringendoli a ritirarsi attraverso i boschi da cui erano arrivati.
La fine
Durante la ritirata gli antagonisti si sono spogliati degli abiti neri. Durante l'assalto tenevano aperti ombrelli per evitare di essere ripresi e identificati dai droni delle forze dell'ordine. Prima della manifestazione, nella stazione di Bardonecchia sono stati sequestrati razzi, fionde, biglie, petardi e fuochi d'artificio. Dalla violenza hanno preso le distanze anche le opposizioni: «Il dissenso – hanno detto i partiti del Campo largo – non può mai trasformarsi in aggressione o intimidazione».
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