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Delitto di Garlasco, Andrea Sempio torna a parlare in tv: "Non ci sono elementi per processarmi"


"Non mi sembra ci siano argomenti tali da arrivare a un vero e proprio processo. Se capiterà di dover andare proprio a giudizio, cioè di affrontare un vero e proprio processo, lo affronteremo". Lo afferma Andrea Sempio, indagato per l'omicidio di Chiara Poggi. Il 38enne è tornato a parlare dopo lungo tempo. L'anticipazione è andata in onda a “Dentro la notizia”, mentre l'intervista integrale, realizzata da Guglielmo Mazzola, andrà in onda questa sera, intorno alle 21.30, a “Quarto Grado” su Retequattro.

Apparente tranquillità

All'indomani della seconda chiusura indagine, Sempio non sembra preoccupato degli indizi contro di lui. "Sono più sollevato – dice al giornalista che gli chiede quale sia il suo stato d’animo –, sperando che effettivamente siamo arrivati alla chiusura, quantomeno di questa prima parte. Spero sia arrivato finalmente il momento di affrontare davvero tutte le questioni che ci saranno e levarsi un po' da questo marasma di supposizioni, piste inventate, notizie che poi venivano smentite. Spero che adesso si vadano a vedere davvero i fatti concreti”.

E sulla possibilità che adesso si arrivi al rinvio a giudizio e quindi al processo: "Credo che si potrebbe già risolvere tutto in udienza preliminare. Non mi sembra ci siano argomenti tali da arrivare a un vero e proprio processo. Se capiterà di dover andare proprio a giudizio, cioè di affrontare un vero e proprio processo, l'affronteremo. Per quello che ho visto finora, credo sia tutto spiegabile e che facendo le dovute verifiche si possa acclarare tutto. Parlando con la mia difesa non c’è qualche argomento che ci preoccupa più di altri”.

Il tema dell’impronta 33

Tra gli indizi che, apparentemente, giocano contro la sua dichiarazione di innocenza c’è l'impronta 33, quella che per la Procura di Pavia è l'orma della sua mano sul muro. 

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La tristemente famosa Impronta 33

"Se guardiamo la 33, e l'abbiamo controllata, a noi quelle minuzie non risultano. Quindi per noi non solo non è attribuibile a me, ma non è attribuibile a nessuno in generale. Se comunque non sarà accettata la nostra visione e verrà acclarato che quella è una mia impronta, va bene. Però è un'impronta su un muro - fa scena dire vicino al cadavere - dove ci sono altre impronte di altre persone che scendendo la scala si appoggiavano lì, quindi c'è un motivo per cui è lì. Non è che deve essere per forza legato all'omicidio. Oltre al fatto che ai tempi hanno fatto i vari esami e non hanno trovato sangue. Oggi si può dire quello che si vuole. Per me tutta la storia del “abbiamo fatto sperimentazioni sul muro e in realtà non si potrebbe escludere che…”. A noi non serve sapere cosa potrebbe non essere, cosa non si può escludere. Devi avere una certezza: c'era la traccia sul muro? Sì. È stata analizzata? Sì. C'era del sangue? No. Fine. Per come la vedo io, la questione finisce lì”.

“Ho sempre avuto il 44”

L'indagato contesta anche la consulenza di Cristina Cattaneo, secondo la quale il suo piede poteva calzare con quello della famosa impronta insanguinata lasciata dall'assassino sul pavimento della villetta di via Pascoli a Garlasco.

"Se tu avessi trovato a casa di Andrea Sempio una scarpa riconducibile a quella, magari sporca del sangue di Chiara, è un conto. Ma finché dici 'è compatibile', va bene. Non hai un elemento vero che collega quello". E sulla sua misura del piede ha le idee chiare: "Avevo il 44 ai tempi e ce l'ho ancora oggi" conclude. 

Le analisi del pedale della bicicletta

C’è spazio anche per il caos scoppiato delle analisi dei RIS sul pedale della bicicletta, riguardante Alberto Stasi, e la possibilità che il fidanzato di Chiara abbia fatto undici anni di carcere da innocente. “La giustizia di per sé è suscettibile di errori. Ovvio che mi spaventa l'idea che ci possano essere degli errori che vadano a influire sulla mia situazione. Se è successo davvero e se questa cosa è stata davvero rilevante nel suo procedimento, se l'ha portato a una condanna – non so che peso ha avuto – e se c'è stato davvero un errore, ovviamente è una tragedia. Mi auguro non accada nulla in questo senso verso di me. Se ritengono che sia il caso di approfondire questa questione dei pedali, ben venga”. Tuttavia Sempio continua a ritenere che “sia stato Alberto Stasi. Credo che la condanna fosse fondata”.

I diari e le tracce lasciate nel forum “Italian Seduction”

Sempio è poi tornato sul contenuto dei suoi diari e su alcune frasi estrapolate dai suoi interventi sul forum Italian Seduction. “Sapevo che sarebbe uscita solo la parte negativa. Trattandosi di diari magari li scrivi quando vuoi sfogare qualcosa. Anche tornando un attimo all'argomento del forum, io mi sono reso conto che quei messaggi dove si parla proprio dello stupro sono 3 su più di 3400, circa l’0.08%. Tutti gli altri messaggi in cui io difendo le donne, dico ai ragazzi di non dire delle balle per conquistarle, che dico di non seguirle, di non provare a minacciarle, quando c'è uno che ha scritto che ha delle immagini di una ragazza e vuol fare una roba del revenge porn gli dico di non farlo: tutti quei messaggi non escono mai. Andiamo a vedere pensieri, fantasie, convinti di poter interpretare pescando solo la parte negativa, e convinti che quello lì sia un riflesso di com'è la persona”.

Il movente sessuale

Per la Procura Sempio avrebbe avuto un movente sessuale, nell’aggressione mortale a Chiara Poggi. “Se vogliamo pensare che Sempio fosse ossessionato da Chiara, va bene. Ci sono tre chiamate che se le metti assieme non arrivano forse neanche a 30 secondi di chiamata. Non mi sembra una grande operazione di stalking, anche perché non c'è nessun collegamento con Chiara in nessun altro caso. Lei non ha mai parlato di me e io non avevo il suo numero. Non c'è proprio la base per arrivare all'ossessione verso di lei. Qual è il collegamento con cui è stato chiuso il tutto? Il movente, che per Stasi non si era trovato, e invece con me dicono di averlo trovato che trova il suo punto principale in quell'intercettazione in macchina dove oggettivamente si sente un po' sì e un po' no e dove tecnici diversi non sentono le stesse parole. Quindi siamo arrivati all'elemento interpretabile fumoso. L'unica prova certa su questo elemento è sempre una consulenza della Procura, che è quella sui PC e, alla fine di tutto il loro tecnico, dice: i famosi filmati che si pensa io abbia visto, di cui secondo loro sono entrato in possesso, non sono mai stati né visti né copiati né trasferiti su supporti che non siano o il computer di Stasi o il computer di Chiara o la chiavetta di Chiara. Ogni volta che c'è un accesso a questi filmati è sempre riconducibile a un'azione di uno di loro due o ad attività automatiche del computer. Io dei video l'ho saputo dai media”.

Gli attacchi sui social

Infine, Andrea Sempio ha commentato il mare di contenuti, anche social che escono quotidianamente: “Sicuramente ricevo più solidarietà che attacchi. Negli ultimi giorni c'è stato qualche attacco un po' più grave e abbiamo cominciato a denunciare. Una differenza che c'è stata questa volta rispetto al 2016 e rispetto al 2007 è l'effetto dei social, che hanno dato voce a tutti, spesso a persone che possono parlare per ore senza che nessuno chieda una prova di quello che stanno dicendo”.