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“Non è assurdo pensare che una persona con disabilità possa godersi


AURONZO DI CADORE. “Mia figlia ha una disabilità motoria totale, ma è sempre entusiasta quando si tratta di fare attività. Mi piace accompagnarla, vedere cosa fa: esperienze di questo tipo sono meravigliose. In fondo, quando un disabile ha l’occasione di essere portato in montagna? È una fortuna ci siano persone di cuore che offrono le loro giornate per darci la possibilità di sperimentare”.

A parlare è Gemma, mamma di Giada, ragazza che ha preso parte a una delle escursioni organizzate da un gruppo di volontari e, prima di tutto, amici. Un gruppo di circa 25 persone, di provenienze ed età diverse, che si sono incontrate nel cuore delle Dolomiti bellunesi per quattro giorni all’insegna dell’inclusività. Uno spirito contagioso, visto che molte altre sono arrivate ad aiutare nelle singole giornate, tra cui alcuni dei giovani volontari in servizio presso La Gregoriana di Auronzo.

Anche il Dolomiti li ha seguiti nella giornata di lunedì. “Il filo che unisce da alcuni anni buona parte di noi - ci raccontano - è l'impegno in associazioni che si occupano di sport inclusivo. Sono associazioni di diverse città, ma la rete di amicizie si è fortificata condividendo esperienze insieme. Ci si vede poco, ma ogni volta ritrovarsi ci fa capire quanto forti siano i legami nati sulla base di un sentire comune e della passione per lo sport, la natura e le persone”.

Tra sabato 18 e martedì 21 luglio il gruppo ha accompagnato Valeria e Raffaele alla scoperta dei panorami tra Col Quaternà, Croda da Lago e Val di Fanes, per finire con il Fun bob di Auronzo e il pedalò al lago. L’obiettivo? Far vivere loro la montagna per davvero. Valeria e Raffaele sono stati infatti portati tra le Dolomiti a bordo di due Kbike, sedie con ruote e impugnature adatte alle attività outdoor con persone non in grado di camminare in autonomia. Per farlo, servono gli spingitori: almeno otto per sedia.

Ognuno di noi - proseguono - ha portato nella propria quotidianità la testimonianza delle emozioni vissute, ‘convincendo’ altri amici a provare. Si inizia gradualmente, poi chi lo desidera si butta in progetti più articolati. Questo di Auronzo è nato dalla richiesta di Valeria di vivere l'esperienza di un cammino, poi diventata altro per ragioni logistiche”.

Un altro che è tante cose insieme. “Lavoro con bambini disabili - afferma una volontaria - e a volte c’è marginalizzazione nello sport, come se non potessero farlo. Tuttavia non è assurdo pensare che oggi una persona con una disabilità fisica o cognitiva possa godersi delle escursioni e sapere che ci sono persone e associazioni che si danno da fare per renderlo possibile è fondamentale”. Quello che traspare è infatti soprattutto la volontà di creare consapevolezza che sì, è possibile, e che esistono persone disposte a offrire tempo e competenze per dare qualcosa agli altri, con uno spirito di inclusione nel quale tutti sono parte del gruppo, tutti si prendono in giro e fanno a gara per quale Kbike o joelette arriva prima: e tutto è meraviglioso.

Coinvolta nella giornata anche Assi Onlus, che si occupa di sport inclusivo in provincia di Belluno. “Sempre di più - commenta il presidente Davide Giozet - si lavora per l’inclusione anche su percorsi meno congeniali. Per me è stata un'esperienza bellissima, nonché l’occasione per lanciare un segnale forte sia ai ragazzi sia alle strutture, che così toccano con mano la crescente presenza di disabili in quota, per cui ci si deve adeguare. Con le Paralimpiadi qualche passo è stato fatto, ma molto resta da fare (qui). Bisogna quindi informare, anche del fatto che tre persone hanno potuto visitare le Dolomiti grazie a volontari formati e allenati: così magari altri potranno pensare ‘perchè non anch’io?’”.

“Per mia figlia - aggiunge Gemma, presente proprio con Assi - è la seconda esperienza con la joelette. Da sola non potrei portarla, perciò solo con un gruppo come questo giri importanti diventano un'avventura per respirare la montagna in modo autentico. Purtroppo c’è ancora chiusura in tal senso e andare in luoghi più rischiosi è considerato impossibile. Invece si può fare: la nostra è una vita viva, tanto che alcuni mi chiedono perché siamo sempre in giro. Ma perché non dovremmo?”.

A chiudere questa splendida giornata è Valeria, che ci chiama dall’auto prima di andare. Durante il pranzo le avevamo chiesto com’era andata, raccogliendo il suo entusiasmo per luoghi che non aveva mai visto e persone che l’hanno fatta sorridere, sperimentare e perfino ballare. “Un’esperienza da rifare, mi raccomando annotalo” tiene a sottolineare. E noi lo facciamo volentieri, perché i tuoi meravigliosi amici stanno già organizzando il prossimo giro, la prossima esperienza, la prossima gara tra le montagne".