ANCONA - La direzione dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche prova a spegnere la polemica sul nuovo regolamento dell’orario di lavoro. «Andrà analizzato come sono state impiegate, di sicuro non chiudiamo i reparti», annuncia Armando Gozzini. Ieri mattina si è tenuto l’incontro con numerosi direttori di struttura, soprattutto chirurghi e aree ad alta complessità, per chiarire che l’applicazione delle nuove regole «deve avvenire salvaguardando la continuità e i livelli dell’attività assistenziale».
Il regolamento, approvato il 9 luglio, recepisce il nuovo contratto nazionale su orari, riposi, ferie e gestione delle eccedenze. Il meccanismo contestato prevede che le ore in più, rispetto alle 38 contrattuali, siano recuperabili solo oltre una soglia minima - a Torrette 40 ore annue - calcolata con un algoritmo del contratto nazionale del lavoro. Dalla 41esima ora in poi non un euro in più ma un permesso da fruire entro 18 mesi. Da settembre inoltre pausa obbligatoria di 10 minuti, non retribuita, per ogni turno superiore alle 6 ore e non alle 8 come in altre aziende. Minuti che secondo i medici nessuno riesce davvero a staccare in corsia.
Le nuove misure hanno scatenato l'ira dei medici: «Si lavora gratis 52 ore all'anno», hanno denunciato sul Corriere Adriatico di ieri. Sullo sfondo le centinaia di ore di arretrato del 2024 e 2025 da recuperare a partire dal 2027, anno in cui si sommerà anche il surplus del 2026. Risultato: per chi ha 300 ore accumulate significa quasi 10 settimane a casa, oltre alle ferie e con il rischio che se non si riesce a smaltirle entro il prossimo anno andranno perse. Il 25 settembre la Cgil, con il dottor Mauro Borioni, ha già convocato un’assemblea per raccogliere i feedback dei colleghi. Intanto Gozzini risponde sullo scontento lamentato. «Il regolamento lo dobbiamo applicare, è obbligatorio - spiega - bisognerà vedere come le ore in più sono state impiegate. In futuro ci sarà più rispetto per gli orari». Gozzini rivendica la linea dell'azienda: «Sarà il singolo dirigente, nella sua modalità organizzativa, a dettare le regole in futuro. Non è questione di lavorare gratis, chi sceglie di fare il medico sa che se ha un paziente sotto i ferri o in visita non può dirgli basta ho finito il turno. Termina la visita è ovvio, non può guardare l'orario. È anche una questione etica e morale».
Nessun taglio all'assistenza, assicura sempre il direttore: «L'attività assistenziale non la vogliamo perdere. Non chiudiamo posti letto per far recuperare le ore in più. Per le ore pregresse vedremo cosa fare solo dopo l'analisi». La Direzione nel comunicato parla di applicazione «progressiva, monitorata e in costante raccordo con i direttori», con una prima verifica congiunta tra un mese per affinare le modalità operative.
L'obiettivo, si legge, «non è introdurre rigidità burocratiche, bensì definire un sistema organizzativo sostenibile» capace di tenere insieme tutela dei professionisti e sicurezza delle cure. Anche sul nodo delle prestazioni aggiuntive (le ore extra che i medici fanno su base volontaria, a pagamento, per abbattere le liste di attesa), per cui da oggi è previsto uno stop da parte dei medici, l'Azienda precisa che ogni rimodulazione sarà valutata sulle effettive esigenze e «non potrà tradursi in una riduzione della capacità di risposta ai bisogni di cura». La prospettiva indicata da Gozzini è un cambio di modello: «Da qui in avanti si andrà incontro a cambiamenti organizzativi. Meno ore con più personale».