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«Non lavoro il sabato», operaio licenziato dopo un mese. Il titolare: «Qui comando io», ma perde la causa


Aveva un contratto da manovale edile a tempo indeterminato, con obblighi precisi: quarante ore settimanali di lavoro, distribuite in cinque giorni, dal lunedì al venerdì, escluso il weekend, con due cantieri da coprire, nel fiorentino e nel pistoiese. Eppure, dopo neanche un mese dalla firma, l'amara sorpresa di un giovane operaio fiorentino: era stato licenziato. Il motivo? Aveva rispettato il contratto, rifiutandosi di lavorare il sabato. Una scelta che non è piaciuta al suo capo, che non ha esitato a recapitargli una lettera di licenziamento. Lo racconta La Nazione. 

«Qui comando io, il sabato si lavora»

Di fronte al rifiuto del giovane, come si legge negli atti, il datore di lavoro avrebbe avuto una reazione piuttosto tutt'altro che calma, passando subito alle minacce: «Qui comando io, qui il sabato si lavora, non sei venuto sabato al lavoro, per me è finita, chiuso, non c’è più contratto, te lo giuro ti ho fatto fare il licenziamento», si sente in una registrazione audio presentata dal giovane in aula.

Il manovale ha definito «ritorsivo» il licenziamento.

La ditta si è invece difesa affermando che, poiché l'operaio era stato assunto per l'esecuzione dei lavori nei due cantieri, prossimi alla fine «come chiaramente indicato nel contratto di assunzione», e che il rapporto lavoratifvo era cessato «per il completamento di detti lavori». Il giudice Carlo Chiriaco ha reputato troppo debole la difesa della ditta, in quanto il contratto era a «tempo indeterminato», e l'esigenza organizzativa era di lungo termine, non un'urgenza. Per Chiriaco, quindi, il «licenziamento è privo di causa», e ha disposto l'annullamento del licenziamento e il reintegro dell'operaio, condannando l'impresa al pagamento di un risarcimento «commisurata all’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del Tfr».


Ultimo aggiornamento: lunedì 20 luglio 2026, 22:09

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