BELLUNO - Agenti di Polizia provinciale obiettori: la questione scuote anche Palazzo Piloni. Perché un aspirante poliziotto ha accusato la Provincia di Belluno di averlo escluso dal posto di lavoro perché ha fatto obiezione di coscienza, dichiarando che non intende sopprimere animali.
E il caso arriva fino in Parlamento, oggetto di un'interrogazione specifica di Michela Vittoria Brambilla, deputata di Noi Moderati, già ministra del turismo e sottosegretaria in due governi Berlusconi, nota per le sue posizioni fortemente animaliste. La domanda depositata alla Camera è secca: «Quali iniziative saranno assunte per garantire, anche nei bandi per l'assunzione del personale, il rispetto dei principi costituzionali dell'imparzialità della pubblica amministrazione e della non discriminazione?». Il riferimento è a due casi, quello di Michele Favaron e Beatrice Zambolin, entrambi agenti di Polizia provinciale, entrambi obiettori di coscienza. Sarebbero stati esclusi dai concorsi per l'assunzione in sette Province del Nord Italia (Cuneo, Mantova, Belluno, Venezia, Vicenza, Treviso e Rimini) rileva la deputata Brambilla nella sua interrogazione - per incompatibilità rispetto ai bandi che inseriscono come criterio obbligatorio per l'appartenenza al corpo di Polizia provinciale la "disponibilità incondizionata e irrevocabile a sopprimere animali".
Il caso di Favaron è quello che riguarda la Provincia di Belluno, che è stata citata in giudizio (mentre la collega Zambolin avrebbe fatto causa alla Provincia di Rimini). Un paio di anni fa l'agente aveva partecipato al grande concorso bandito da Palazzo Piloni per aumentare la dotazione organica del corpo di Polizia. Non solo: era risultato tra i 12 vincitori della procedura concorsuale. Quel bando prevedeva espressamente che tra i compiti da agente provinciale ci fosse anche quello dell'abbattimento di animali in casi particolari. La questione però è deflagrata solo a concorso chiuso.
La Provincia, secondo quanto si può ricostruire, ha fatto valere una pregiudiziale sui requisiti di Favaron. In pratica, quello che Brambilla nella sua interrogazione dipinge come mobbing: «I due agenti - scrive la deputata - sono obiettori e affermano di aver subito mobbing e trasferimenti per aver espresso questa convinzione: contro le Province di Belluno e Rimini hanno avviato una causa civile, contestando, tra l'altro, la violazione dell'art. 15 dello Statuto dei lavoratori che proibisce le discriminazioni. Infatti, dopo la soppressione del Corpo forestale dello Stato, nel 2017, agli agenti della Polizia provinciale, ultimo corpo rimasto con competenza faunistica e primariamente vocato alla difesa del nostro patrimonio naturale e al rispetto delle regole venatorie, è sempre più spesso delegato il compito di abbattere animali. Anzi, quest'ultimo sarebbe di fatto diventato il principale impiego del corpo».
La Provincia però ha dato incarico a uno studio legale di Milano per resistere in giudizio. Di fatto questa la tesi che filtra da Palazzo Piloni l'amministrazione provinciale non avrebbe discriminato un lavoratore, bensì contestato i requisiti dichiarati per accedere al concorso. Perché la soppressione di animali rientra nei compiti di un agente di Polizia provinciale. Anzi, i poliziotti provinciali sono i titolari di abbattimenti stabiliti dalla legge 157 del 1992 (la legge quadro che stabilisce i principi fondamentali per la protezione della fauna selvatica e la regolamentazione dell'attività venatoria).
Sono due i casi in cui un agente della Polizia provinciale di Belluno è chiamato a sopprimere un animale: quando svolge un compito di controllo ed eradicazione di una specie (è il caso del cinghiale, che va abbattuto per prevenire la diffusione della peste suina africana, ma anche della nutria); e quando si trova di pattuglia in un episodio di incidente stradale con fauna selvatica che viene definita non in grado di riprendersi e tornare in natura neanche dopo cure veterinarie, in rispetto del protocollo di eutanasia stilato con il benestare di Ispra (il braccio operativo del ministero dell'ambiente).