okayduckyachtclub.xyz

Oasis, la reunion di Liam e Noel senza abbracci: «Non siamo Dawson’s Creek»


Per anni sembrava impossibile. Poi, nel 2025, Liam e Noel Gallagher sono tornati sullo stesso palco con gli Oasis, dando il via a una reunion attesa da milioni di fan. Ora quella storia arriva anche al cinema con Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario presentato oggi, 5 settembre, in anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia e in arrivo al cinema dal 10 settembre. Al Festival sono attesi anche Liam e Noel Gallagher, al centro del film diretto da Dylan Southern e Will Lovelace.

Il documentario racconta il tour Live ’25, ma anche il momento in cui gli Oasis hanno ricominciato a esistere come band dopo una pausa durata quindici anni. E proprio dalle anticipazioni dei registi emerge uno dei dettagli più interessanti: le telecamere hanno registrato la prima volta in cui Liam e Noel sono tornati a lavorare insieme nella stessa stanza dopo circa 16 anni.

Niente abbracci commossi, grandi confessioni o riconciliazioni da film. Quando Liam è arrivato, i due fratelli si sarebbero messi quasi subito al lavoro, ripassando Wonderwall, Champagne Supernova, Live Forever e il resto della scaletta. «Sono i Gallagher, non Dawson’s Creek», hanno riassunto i registi.



Oasis reunion: il ruolo di Peggy Gallagher

Prima che Liam e Noel tornassero a suonare insieme, a parlare della possibile riconciliazione era stata anche la loro madre, Peggy Gallagher. In un’intervista all’Irish Mail on Sunday, la donna aveva raccontato di aver incoraggiato i figli a mettere da parte i rancori.

«Ho esortato io a fare la reunion», aveva dichiarato. Peggy si era detta felice del risultato raggiunto, perché «nessuno vuol vedere i figli litigare». Secondo il suo racconto, sarebbe servita una persona capace di dire ai due fratelli di andare avanti: «E io l’ho fatto».

Allo stesso tempo, Peggy aveva riconosciuto che la decisione finale spettava soltanto a Liam e Noel: «È ovviamente successo per loro scelta. Non li puoi costringere a fare cose che non vogliono fare».

La reunion degli Oasis, senza sentimentalismi

Il ritorno degli Oasis non è stato accompagnato da grandi dichiarazioni pubbliche né da un’improvvisa trasformazione del rapporto tra i due fratelli. Il primo incontro ripreso dalle telecamere sarebbe stato, secondo i registi, rapido, concreto e quasi interamente dedicato alla musica.

«Non c’erano abbracci, né grandi gesti», ha raccontato il produttore Steven Knight. Liam sarebbe arrivato con la sua borsa, l’avrebbe appoggiata e avrebbe chiesto: «Allora, lo facciamo?». Dieci secondi dopo, i due erano già concentrati sulle canzoni.

Liam e Noel non hanno avuto bisogno di spiegare tutto. Sono tornati a fare ciò che sanno fare meglio, iniziando dagli accordi e lasciando che fosse la musica a parlare.

Oasis: Don’t Look Back in Anger, il documentario sulla reunion

two people laughing together in a dark setting.pinterest

Simon Emmett

Presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, Oasis: Don’t Look Back in Anger dura 122 minuti e racconta il tour Live ’25 attraverso dodici concerti in tre continenti, interviste congiunte e immagini inedite delle prove.

Durante le prove, raccontano i registi, tra i due fratelli era ancora evidente una certa tensione. L’atmosfera sarebbe cambiata davvero soltanto al primo concerto, quando l’energia del pubblico ha incontrato il nervosismo della band. È lì che la reunion ha smesso di essere soltanto un’operazione musicale ed è diventata un evento generazionale.

Le canzoni più famose degli Oasis

Il ritorno degli Oasis passa anche attraverso le canzoni che hanno trasformato la band di Manchester in un fenomeno globale. Da "Wonderwall", diventata uno dei brani simbolo degli Anni Novanta, a "Don’t Look Back in Anger", fino a "Live Forever", "Champagne Supernova" e "Whatever", il repertorio degli Oasis continua a parlare a generazioni diverse.

Tra i loro brani più celebri ci sono anche "Supersonic", "Some Might Say", "Stop Crying Your Heart Out", "The Masterplan" e "Morning Glory".

Sono i brani che hanno costruito l’identità degli Oasis, che durante il tour Live ’25, hanno trasformato il ritorno della band in un evento capace di riunire fan di età diverse. E che ora con l'arrivo del documentario, sono pronte a tornare in classifica.