
Il dottor Manfredi Arioti e il primario di Cardiologia Andrea Rubboli (Corelli)

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Il programma, all’interno della Cardiologia di Ravenna, era partito nel 2022: allora l’obiettivo era eseguire 30 operazioni all’anno. Ora, a distanza di quattro anni, sono il doppio, con un tasso di successo di oltre il 95%. E il medico che le esegue viene invitato ai convegni internazionali, durante i quali talvolta opera dal vivo mentre i colleghi lo osservano su un monitor: è successo che la platea di specialisti lo osservasse mentre era al lavoro all’ospedale di Ravenna.
Da qualche anno Manfredi Arioti, cardiologo interventista originario di Roma, specializzatosi al Policlinico Gemelli e con alle spalle esperienze in Scozia e poi in Liguria, ha a Ravenna la propria base, attualmente come responsabile dell’unità operativa semplice di Emodinamica. Si occupa delle occlusioni delle coronarie più complesse: "Non parliamo dei casi in cui sono chiuse al 70, 80, 90% – dice il primario di Cardiologia, Andrea Rubboli –, dove sono strette ma rimane uno spazio per allargare il passaggio. Parliamo di casi in cui le coronarie sono chiuse". Un lavoro di precisione, operando su passaggi stretti, da riaprire facendo attenzione a non creare danni. E risalendo spesso dal braccio (e meno spesso dall’arteria femorale) con strumenti e sonde, evitando di aprire il torace del paziente, facilitando anche il decorso post-operatorio e rendendo l’intervento più adatto anche a pazienti fragili su cui l’impatto chirurgico potrebbe risultare molto pesante. "Più o meno, contando tutte le disostruzioni, ne facciamo circa una sessantina all’anno – dice il dottor Arioti – di cui un terzo con tecnica retrograda, che richiede più esperienza e che in alcuni pazienti è inevitabile per caratteristiche anatomiche e di complessità". Un’altra ventina di interventi all’anno Arioti li esegue all’ospedale di Rimini, nell’ambito di una collaborazione interaziendale.
"L’interventistica coronarica ha fatto passi da gigante dal 2010 in poi – prosegue – grazie allo sviluppo di tecniche e materiali. E va detto che l’azienda ci mette a disposizione anche materiali dedicati, complessi e costosi. Con le coronarie chiuse servono microcateteri ed estensori di catetere guida e guide coronariche con alto potere di penetrazione". Negli anni tra l’altro i pazienti sono aumentati: "La popolazione è sempre più anziana e con comorbidità. Gli interventi sulle coronarie completamente occluse sono il 10% del totale delle operazioni per la riapertura delle coronarie e solo un 5% di operatori specializzati sa eseguirle".
L’alternativa in molti casi è il bypass aorto-coronarico: un intervento molto più invasivo e che richiede un maggiore carico assistenziale per il paziente e chi si prende cura di lui. Un intervento percutaneo sulle coronarie occluse invece permette di essere dimessi a stretto giro e non richiede l’anestesia totale. Può servire comunque molto tempo: anche quattro o cinque ore. "Tra i pazienti ricordo un uomo di 75 anni che aveva già subìto due bypass: il primo nel 1991 e il secondo nel 2004. Farne un terzo era impossibile – prosegue Arioti –. La sua anatomia coronarica era estremamente complessa. Rischiava una qualità di vita scadente, è rinato".
Lo scorso ottobre, nel corso del congresso nazionale Gise della Società italiana di cardiologia interventistica, Ravenna è stata selezionata per la prima volta come centro per la trasmissione in diretta di un intervento su un paziente. A breve un altro intervento del dottor Arioti verrà ripreso e mostrato ai colleghi durante l’importante convegno internazionale EuroSwiss CTO 2026: opererà un paziente svizzero a Basilea.
Sara Servadei
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