
La fuga dell'uomo dopo avere ferito a forbiciate la compagna ripresa dalle telecamere

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Cividate al Piano (Bergamo), 24 settembre 2026 – Ha ammesso l’aggressione (“Sono stato io, lo so, l’ho colpita con le forbici”), ha chiesto scusa, ha provato a giustificarsi parlando di “provocazioni” e di un “incontro casuale”. Un tentativo di ridimensionare le proprie responsabilità che non ha convinto il giudice delle indagini preliminari Palermo, durante l’interrogatorio di garanzia. Resta in carcere il marocchino di 31 anni, Y.O. da molti anni in Italia, arrestato nella notte tra sabato e domenica per il tentato omicidio dell’ex compagna, una 35enne italiana, di Cividate al Piano, nella Bassa. Un’aggressione brutale ed efferata sul ballatoio di casa della donna, sotto gli occhi del loro bambino di soli 4 anni che ha assistito all’intera scena piangendo e urlando.

Il tribunale di Bergamo. Il gip ha confermato la custodia in carcere
Il piccolo è seguito dagli educatori di servizi sociali Solidalia, in contatto con il tribunale che ha vietato al 31enne l’avvicinamento a casa e ai luoghi frequentati dal figlio affidato ai nonni. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e confermato dalle testimonianze dei vicini di casa, l’uomo ha bloccato l’ex convivente - con cui la relazione si era interrotta lo scorso luglio - afferrandola per il collo con una mano e colpendola ripetutamente all’altra con mezza forbice in acciaio. I fendenti, sferrati con violenza contro zone vitali come collo e torace, hanno provocato alla donna un pneumotorace traumatico e plurime ferite profonde, portandola al ricovero in prognosi riservata: è ricoverata in Terapia intensiva al Papa Giovanni XXIII.

Il carcere di Bergamo
A testimoniare la gravità dei fatti, le frasi urlate dall’uomo durante la violenza, sentite chiaramente dai testimoni: “Ci ammazziamo, ci ammazziamo, oggi moriamo tutti!” e “Domani vado in galera”. L’aggressione si è interrotta solo quando una vicina di casa è intervenuta gridando all’uomo di smetterla e ha protetto il bambino. Dopo i fatti l’uomo si è allontanato verso il santuario “Campi Veri”, dove è stato rintracciato poco dopo dai carabinieri: sedeva su una panchina con le mani ancora sporche di sangue. A pochi centimetri dalla vittima, i militari della Compagnia di Treviglio avevano già recuperato l’arma, un pezzo di forbice da sartoria, intrisa di sangue. Il quadro indiziario nei confronti dell’uomo è stato definito grave, preciso e concordante.
A suo carico pesano le contestazioni di tentato omicidio aggravato dalla relazione affettiva/convivenza e dalla presenza del figlio minore. Il giudice ha evidenziato l’elevato e attuale pericolo di reiterazione del reato, alimentato da una “progressiva escalation violenta” e da un’incapacità di accettare la fine della relazione. A luglio, infatti, il tribunale per i Minorenni di Brescia gli aveva già notificato il divieto di avvicinamento al figlio, prescrizione che l’indagato aveva già violato in precedenza rifiutandosi di lasciare l’abitazione della donna.
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