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Oh my Godts! il Belgio si diverte con la nuova stella, quella che l'Italia di Mancini non ha


Mika Godts spiana la strada del Belgio in Nations League. È suo il gol che apre e decide l’inerzia della partita con l’Italia. Un colpo di classe, proprio quella che manca nella rosa di Mancini. Viene da chiedersi come sia stato possibile che le 17 reti segnate nell’ultima stagione di Eredivisie a soli vent’anni non fossero abbastanza per guadagnarsi la convocazione al Mondiale americano. Di certo hanno ingolosito il Paris Saint-Germain, che ha investito 55 milioni a Ferragosto per portarlo in Francia dall’Ajax. Ai Lancieri era arrivato direttamente dalle giovanili del Genk, per un milione, a sei mesi dalla scadenza del precedente accordo. Ad iniziare a valorizzarlo è stato Francesco Farioli, in un’annata in cui è mancato solamente il titolo. Poi l’esplosione definitiva negli ultimi dodici mesi. A Parigi sarebbe il cambio di Kvaratskhelia, un credibile candidato per il Pallone d’Oro, per Van Bommel è il nuovo numero 10 della nazionale e, complice anche l’assenza forzata di Doku, è il padrone della fascia sinistra offensiva.

Contro l’Italia, mostra tutto il suo estro con una finta di sopracciglio che manda al bar mezza difesa azzurra in occasione del vantaggio belga. Lo stile non gli manca nemmeno nell’appoggio in rete, anche perché per fulminare il Donnarumma di questo periodo servono le stregonerie, quelle vere. Partendo largo sulla corsia mancina, l’arma migliore di Godts è l’accentramento. Questo perché alle sue spalle c’è un De Bruyne cinque stelle extralusso. Strappi palla al piede, filtranti demoralizzanti per altri 19 giocatori di movimento in campo. Il mantra dell’ex City è guadagnare metri, in poco tempo. Lo è da sempre, lo è ancora oggi, lo è soprattutto in nazionale dove per status è libero di muoversi come gli pare e di dirigere i compagni come i grandi maestri nei migliori teatri d’opera del mondo.

Godts, un incrocio tra De Bruyne e Hazard

Godts non può far altro che assimilare al massimo, seguire il flusso e apprendere per osmosi tutto il bagaglio di conoscenza enciclopedica del calcio del fenomeno del Napoli. In patria parlano di lui come di un incrocio proprio tra De Bruyne e l’indimenticabile mito Eden Hazard. Insomma: fisico, visione e tecnica. Facesse anche le metà dei due connazionali, sarebbe comunque un diamante prezioso. Non tutto quello che luccica però è oro, perché c’è ancora molto da raffinare nel gioco del trequartista del Psg. Talvolta mette in difficoltà i compagni con passaggi che per lui semplici da controllare non vuol dire che lo siano per tutti.

E può ancora trovare maggior continuità all’interno delle partite. Van Bommel però ci crede parecchio, perché prima di lui escono dal campo De Bruyne e Moreira, segnale che nella partita di Godts non c’è stato solo il gol. Non è raro vederlo dritto per dritto sulla linea dei centrocampisti, non disdegna contenere basso quando Di Lorenzo si alza. Poi, chiaro, i picchi del primo tempo, nel secondo svaniscono, un po’ come la brillantezza di tutto il Belgio. Eppure, degli 83 minuti in campo, rimane negli occhi soprattutto la sua eleganza naturale. Tra i tanti talenti dei Diavoli Rossi, uno in più a cui prestare attenzione. E non da ieri.