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Omicidio di via Tignale del Garda, oggi le prime verità​​​​​​


Modena, 20 luglio 2026 – È il giorno della verità giudiziaria per Giorgia De Martino, la 44enne accusata dell’omicidio volontario di Dino D’Ulizia, avvenuto all’alba di venerdì scorso in una palazzina di via Tignale del Garda. Questa mattina alle 9 la donna comparirà davanti al Gip Antonella Pini Bentivoglio, per l’udienza di convalida dell’arresto. L’interrogatorio avverrà direttamente all’interno del carcere di Sant’Anna, alla presenza del pubblico ministero Laura Galli.

La donna è frastornata, ricordi confusi della notte dell’omicidio

Dopo aver trascorso i primi tre giorni in una cella della struttura circondariale, De Martino viene descritta come fortemente frastornata. I ricordi di quella notte di sangue sono frammentari e confusi. Ha comunque vissuto queste prime ore di detenzione in (almeno apparente) tranquillità, consumando regolarmente i pasti e la colazione. Solo nella giornata di oggi la 44enne potrà ricevere la visita del suo difensore di fiducia, l’avvocato Ernesto D’Andrea del foro di Reggio Emilia, e, previo via libera dei magistrati, incontrare i propri familiari, rimasti increduli e devastati di fronte alla tragedia.

Il quadro indiziario a carico della donna è pesante, blindato da una prima e dettagliata ammissione di colpa arrivata già nel tardo pomeriggio di venerdì. Messa alle strette dopo ore di interrogatorio nella caserma dei carabinieri, De Martino aveva infatti ceduto, confessando le proprie responsabilità.

Il litigio violentissimo, poi le coltellate

Tutto è iniziato intorno alle 4 del mattino al culmine dell’ennesimo, violentissimo litigio scoppiato nell’appartamento della donna. De Martino ha impugnato un grosso coltello con una lama da 19 centimetri e ha colpito D’Ulizia. L’uomo, ferito e disperato, ha tentato una fuga impossibile giù per le scale del condominio, inseguito dalla donna. La sua corsa è terminata sull’androne della palazzina: il corpo di Dino, riverso supino in una pozza di sangue, verrà ritrovato da un inquilino solo un’ora e mezza più tardi, verso le 5.30.

La donna si disfa dell’arma e va a fare la spesa

Subito dopo il delitto, la donna si disfa dell’arma, gettandola in un cestino dei rifiuti davanti allo stabile (dove verrà poi recuperata dai militari), e si allontana per andare a fare la spesa al Conad City di via Viterbo. Lì acquista carne, bottiglie d’acqua e della sabbia per i suoi conigli. Un comportamento ordinario: resta da capire se sia stato il frutto di un totale stato di shock meccanico o il tentativo di costruirsi un alibi. Al suo ritorno a casa, trovando i carabinieri ad attenderla, la donna ha inizialmente negato ogni coinvolgimento, prima di crollare poche ore dopo.

Il movente: una relazione tormentata

Il movente del delitto affonda le radici in una relazione tormentata, scandita da continue rotture, riappacificazioni e forti criticità economiche legate al consumo di stupefacenti. I vicini di casa confermano che i due litigavano spesso e in modo feroce. D’Ulizia, che risiedeva in una palazzina Acer nella vicina via Como, frequentava assiduamente l’appartamento di via Tignale.

Gli amici: “Lei chiedeva sempre soldi per affitto e debiti”

Gli amici e gli ex colleghi della cooperativa di manutenzione del verde pubblico per cui l’uomo aveva lavorato fino a poco tempo fa descrivono una situazione di pesante sudditanza psicologica. Dino era un ragazzo allegro e sempre disponibile, ma negli ultimi mesi era cambiato, appariva logorato da quel legame. “Lei gli chiedeva continuamente soldi per pagare l’affitto e per saldare i debiti – raccontano –. Era in una gravissima difficoltà psicologica ed economica, perché doveva provvedere anche al sostentamento della sua famiglia, viveva con la madre e il fratello, e lo stipendio non bastava mai. Da qualche mese non si presentava più al lavoro, la sua vita stava precipitando”.

De Martino, una vita precipitata

Dall’altra parte c’era il percorso di progressivo disfacimento di Giorgia De Martino. Un passato radicalmente diverso, che l’aveva vista lavorare per diversi anni alla Ferrari nel ruolo di meccanico specializzato. Poi, una reazione a catena di eventi traumatici ha spezzato la sua stabilità: prima la fine traumatica del matrimonio con un uomo di origine tunisina, successivamente arrestato per spaccio di droga, poi il dolore per la perdita della madre. Da quel momento, il baratro: la donna è stata risucchiata dalla droga, in particolare crack.