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Onda su onda: l'editoriale del direttore Vincenzo Di Vincenzo


C’è una linea sottile, fatta di note, vento e mare, che in questi giorni sembra legare la malinconia a lieto fine di Paolo Conte all’energia febbrile di Napoli. È la colonna sonora ideale per il fine settimana che ci attende, mentre il golfo si prepara a diventare il palcoscenico naturale di uno degli spettacoli più elettrizzanti al mondo. Arrivano le pre-regate dell’America’s Cup, ed è inutile nasconderlo dietro a formalismi di facciata: non è soltanto una tappa d’avvicinamento al 2027 o una passerella istituzionale. È il vero, grande test.

La città, diciamoci la verità, non è ancora pronta del tutto. Ci sono cantieri che corrono, dettagli da perfezionare, ingranaggi da oliare in fretta. Ma la forza di Napoli è sempre stata questa: accelerare quando la storia chiama, bruciare le tappe con la passione di chi sa che certe occasioni non passano due volte. Questo appuntamento voluto e costruito in tempi record — proprio come gli interventi lampo realizzati a Bagnoli, destinata a diventare la casa della Louis Vuitton Cup del prossimo anno — serve esattamente a questo. A comprendere la magia dell’evento. A far capire, anche ai più scettici o a chi è distratto dalla quotidianità, che cosa significhi davvero la Coppa America per questa terra.

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Basterà allargare lo sguardo tra poche ore per capirlo. Provate a immaginarlo: ogni terrazza che guarda il mare sarà colma di volti, di sguardi meravigliati, di binocoli puntati verso l'orizzonte. Il lungomare esploderà di gente, con le pedane montate sulle scogliere a fare da tribuna improvvisata, il Race Village animato e il Castel dell’Ovo, restituito alla sua maestosità dopo un restauro che lo riporta all'antico splendore.

Non vedremo (ancora) sfrecciare i mostri sacri della classe regina, gli AC75, ma gli AC40. E, comunque, basteranno loro: autentici missili tascabili che volano sui foil a velocità pazzesche, fendendo le acque del golfo dotati della tecnologia più avanzata. Saranno un banco di prova formidabile. Per la macchina organizzativa, certo, chiamata a confermare che Napoli sa gestire i flussi e la complessità dei grandi eventi internazionali. Ma anche per chi, dietro le telecamere, avrà il compito delicato e affascinante di catturare queste immagini e portarle in ogni angolo del pianeta. Telecamere che inseguiranno le vele e i bolidi volanti incorniciati dal Vesuvio, da Capri e da quel golfo che — diciamolo senza falsa modestia — resta il più bello della terra.

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Ma questo evento non riguarda solo il lungomare, non parla solo alle terrazze fortunate che si affacciano sul mare, ma anche chi da quelle acque non è bagnato: le periferie, l'hinterland, le aree interne. Vedere ieri tutto lo stato maggiore dell’America’s Cup, a cominciare dai vertici di Sport e Salute, di Ace (America’s Cup Events) ai protagonisti della gara come Grant Dalton a Max Sirena portare la Coppa ad una folla di bambini festanti nel centro “Pino Daniele” di Caivano, restituisce il vero valore di una manifestazione che va ben oltre la pura competizione sportiva. Le innegabili ricadute sul tessuto sociale e la legacy sono un target irrinunciabile della missione America's Cup, così come è stata concepita da chi l’ha voluta a Napoli.

Questo fine settimana servirà a misurare l’altezza della nostra ambizione. A capire dove fare meglio, dove stringere i denti e correggere il tiro in vista del grande sbarco definitivo. E “Il Mattino”, dallo stand allestito sul lungomare Caracciolo, racconterà l'evento da oggi a domenica, minuto per minuto: ogni giorno, dalle 12 alle 18, una diretta video trasmessa sulla home page del Mattino.it, sui canali social e Youtube, con tanti ospiti, rappresentanti del mondo delle istituzioni, delle imprese e sportivi che si alterneranno, tra mattina e pomeriggio, nella nostra postazione.

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Come nella celebre canzone di Paolo Conte, che racconta una storia di delusione e di riscatto inatteso, il naufrago si affida al mare che non lo deluderà: invece di annegare finisce per approdare su un'isola magnifica (sarà Nisida l'isola che c'è di Edoardo Bennato?), trovando una pace e una felicità che la sua vita precedente non gli avevano mai dato. Così Napoli col suo mare, sfidando i propri limiti, si affida alla corrente di questo grande weekend di vela, in attesa dell’evento del prossimo anno, occasione di rinascita straordinaria, il modo più bello per ripartire e trovare la sua nuova centralità nel mondo. Onda su onda, scafo su scafo. Il conto alla rovescia è finito: godiamoci lo spettacolo.