Imposte di soggiorno elevate, blocco ai nuovi hotel e ai permessi per gli affitti brevi, incentivi ai negozi per i residenti. Così la città catalana affronta la sfida del turismo estremo. L'obiettivo è non eccedere i 16 milioni di visitatori annui
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La stretta contro l’overtourism di Barcellona prosegue. In una recente intervista rilasciata al New York Times, il commissario designato dal comune per la gestione di un tema sempre più sentito dalla cittadinanza, José Antonio Donaire, ha spiegato obiettivi e strumenti che l’ajuntament intende mettere in campo.
Donaire ha spiegato che Barcellona ha stabilito un limite annuo non superiore ai 16 milioni di turisti (una cifra pari a quasi 10 volte la popolazione della città catalana). Per farlo, il comune lavora già da 10 anni su misure necessarie a ostacolare uno sviluppo turistico eccessivo che finiva per avere un impatto non necessariamente positivo sui residenti.
“Già nel 2017 – ha ricordato Donaire al New York Times – Barcellona ha iniziato a ripensare al turismo con misure innovative come la moratoria sulla costruzione di nuovi hotel”. Da allora, ha spiegato, “le misure sono andate a crescere” seguendo un “processo di apprendimento” e molte di queste “richiederanno tempo per avere un impatto”. Nel 2024, il Consiglio comunale ha invece bloccato i rinnovi di qualsiasi permesso per affitti brevi a uso turistico, con lo scopo di riportare a uso residenziale 10mila appartamenti entro il 2028.
In linea di massima il principio è piuttosto semplice: “La richiesta non può continuare a crescere se non ci sono strutture ricettive per accoglierli”. L’obiettivo non è cancellare il turismo, che contribuisce alle entrate della città per il 13%, ma ripensarlo, cambiando gli equilibri tra le tipologie di visitatori. Se ora, come spiegato da Donaire, due terzi di essi sono turisti da tempo libero, l’idea è quello di avere un terzo di viaggiatori per affari, un terzo di turisti culturali e un terzo da tempo libero. Il tutto è sintetizzato anche dal claim presente sul sito internet dell’Ente per il turismo, passato da “Visit Barcelona” a “This is Barcelona”.
Le imposte di soggiorno di Barcellona sono state alzate: in hotel passeranno da 3,5 a 7 euro a notte, a cui va aggiunta una imposta comunale di 4 euro aumentabile fino a 8, per un totale che può così raggiungere i 15 euro. Negli appartamenti, la tassa è stata portata invece a 4,5 euro.
Ancora più alto l’importo che devono versare i crocieristi di passaggio nella città per meno di 12 ore, che salirà a un totale di 24 euro a persona di imposta municipale a cui andranno aggiunti 6 euro di imposte regionali, per un totale di 30 euro. L’obiettivo presentato dal Consiglio comunale a luglio del 2025 è quello di ridurre il numero di terminali da crociera nel porto di Barcellona da sette a cinque per un numero massimo di passeggeri che scenderebbe da 37mila a 31mila al giorno. “Il sindaco ha appena annunciato una proposta per eliminare le navi da crociera che si fermano un solo giorno – ha spiegato Donaire al New York Times -. Vogliamo zero crocieristi da un giorno e per raggiungere l’obiettivo chiederemo alle autorità regionali di alzare la tassa fino al massimo concesso”.
Barcellona non ha messo in campo solo misure di deterrenza per i turisti ma ha optato anche per un approccio di tutela e sostegno alle attività per i residenti. In particolare, ha spiegato Donaire, ai negozi che non siano confinati esclusivamente al consumo rapido e immediato come i bar all’aperto e ai souvenir. Un tentativo di restituire alla cittadinanza luoghi come la Rambla, da tempo colonizzata da attività per turisti.