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Palazzina crollata a Messina, recuperati tre corpi: proseguono le ricerche dei dispersi e le indagini


Proseguono senza sosta le ricerche dei tre dispersi della palazzina crollata a Messina il 30 luglio. I vigili del fuoco continuano a scavare tra le macerie. Sara Leone, Santino Magazzù, marito di Rosa Leone, e il collaboratore domestico della famiglia, il cingalese Lhairu Warnakulasuriya, non sono ancora stati ritrovati.

Finora sono stati recuperati e identificati tre corpi: si tratta di Carmelo Leone, la sorella Rosa e la commessa Alessandra Frazzica.

La Procura di Messina indaga per omicidio colposo plurimo, rimozione e omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e delitti colposi di danno: tre le persone iscritte nel registro degli indagati.

Palazzo crollato a Messina, si cercano i dispersi: chi sono le tre vittime recuperate

L'edificio era noto in città perché ospitava da anni l'attività della famiglia Leone, fondata dal padre Giuseppe. Sotto le macerie sono rimasti i figli Carmelo, Rosa e Sara. I corpi di Carmelo e Rosa sono stati recuperati rispettivamente venerdì 31 luglio e sabato 1° agosto. Tutti vivevano all'ultimo piano, in tre appartamenti distinti.

Il terzo corpo recuperato è quello della messinese Alessandra Frazzica, 21 anni, la commessa del negozio cinese al primo piano della palazzina crollata: i familiari lo hanno riconosciuto. 

Le operazioni di ricerca sono rese complesse non solo dalla grande quantità di detriti e macerie, ma anche dai focolai causati dalle batterie al litio presenti nel bazar.

A che punto sono le indagini

Le indagini sono svolte dai carabinieri con il servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Spresal), l'Asp e i vigili del fuoco: l'obiettivo è ricostruire la dinamica dell'episodio e verificare l'eventuale nesso con alcuni lavori in corso nello stabile.  

Intanto la Procura di Messina ha iscritto nel registro degli indagati gli imprenditori Alessandro Panarello e Pasquale D'Alì, e un professionista tecnico nonché direttore dei lavori, l'ingegnere Pietro Leone, parente della famiglia rimasta sotto le macerie.

Secondo quanto emerso, Panarello aveva preso in affitto un intero piano dell'edificio per realizzare una macelleria. D'Alì è il titolare dell'impresa incaricata dei lavori che si stavano svolgendo nei locali. I reati contestati sono omicidio colposo plurimo, rimozione e omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e delitti colposi di danno. I tre indagati verranno interrogati all'inizio della prossima settimana.

L'intera area del crollo è stata posta sotto sequestro giudiziario, con prescrizioni molto rigide per la rimozione dei detriti.