
Pamela Genini, uccisa a 29 anni lo scorso ottobre. A marzo il vilipendio del cadavere

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Bergamo, 24 settembre 2026 – Nuovo mistero nella drammatica vicenda di Pamela Genini, la giovane di 29 anni uccisa a Milano il 14 ottobre scorso con oltre 70 coltellate dall’ex fidanzato Gianluca Soncin (il processo è in corso presso il tribunale del capoluogo lombardo). Dopo che il 26 marzo si è scoperto che qualcuno aveva violato la tomba nella quale la ragazza riposava nel cimitero di Strozza (il suo paese d’origine, nella Bergamasca), tagliandole e asportando la testa, reato (profanazione e vilipendio di cadavare) per il quale è indagato Francesco Dolci, 41 anni, imprenditore di Sant’Omobono Terme, amico della 29enne, che secondo il pubblico ministero bergamasco Giancarlo Mancusi avrebbe sviluppato una sorta di “ossessione” per Pamela, adesso un nuovo inquietante capitolo va ad aggiungersi alla storia.

Francesco Dolci è indagato per vilipendio di cadavere
Secondo il titolare di un’autofficina, che il 23 settembre 2020 soccorse Pamela Genini e una sua amica, i freni dell’auto della 29enne, una Mercedes, erano stati manomessi. “Il tubo idraulico dei freni - spiega il meccanico - si è incastrato tra il disco freno e la protezione del disco stesso. Per finire lì il tubo deve avercelo messo qualcuno. Se lei e la sua amica si fossero trovate in autostrada, non so cosa sarebbe potuto accadere”. La stessa preoccupazione sarebbe stata manifestata da Pamela Genini nei messaggi - che emergono dalla cerchia degli amici della donna - inviati a una persona a lei vicina: “Meno male, non mi si è distrutto in autostrada”, frase accompagnata da due faccine disperate.

Pamela Genini è stata uccisa dal fidanzato Soncin il 14 ottobre 2025
Subito dopo l’episodio dei freni, Genini scrive a un suo contatto WhatsApp e i suoi sospetti convergono su Dolci: “Secondo me è stato lui. Il suo scopo è (che io) dipenda totalmente da lui”. A sostegno di questa tesi, fa sapere che Dolci si era offerto di pagarle un’auto a noleggio. Dolci, dal canto suo, respinge le accuse, e sostiene di avere la relazione tecnica del carrozziere, che formalmente non avrebbe mai messo per iscritto la parola “manomissione”, parlando piuttosto di un tubo rotto.
Resta da capire dove fosse parcheggiata la Mercedes di Pamela Genini nei giorni precedenti la scoperta della rottura del freno. Su questo punto le versioni sono discordanti. Secondo fonti vicine alla 29enne, lei e la sua amica avrebbero trascorso la notte a casa di Dolci prima di accorgersi del malfunzionamento dei freni. Secondo Dolci, invece, quella sera lui si trovava in montagna in compagnia di un’altra donna - qualche giorno fa lui e Genini avrebbero avuto degli screzi - e solo quando Pamela lo aveva chiamato per chiedergli aiuto si sarebbe attivato per soccorrerla con un camioncino, pagando per lei il danno. “Quando aveva bisogno - sottolinea il 41enne - chiamava sempre me”. Il meccanico, infine, ricorda di avere visto solo Pamela Genini e l’amica, non un terzo uomo e nemmeno un camioncino. E mentre i resti del corpo di Pamela non sono ancora stati trovati, la vicenda continua ad arricchirsi di nuovi e contorti paragrafi.
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