VITTORIO VENETO (TREVISO) - Dopo l’ultimo casoin a Serravalle, scompare un altro pezzo della storia commerciale di Vittorio Veneto, un’attività di famiglia che era diventata punto di riferimento per la comunità. Da martedì 1° settembre il Panificio Piccin di via Bernardo da Serravalle, a Sant’Andrea, non riaprirà più il forno e dopo oltre settant’anni di attività abbasserà definitivamente la serranda. Una chiusura che lascia un vuoto non soltanto commerciale, ma anche umano, perché per generazioni il panificio è stato uno dei punti di riferimento del quartiere, un negozio nel quale il pane quotidiano si intrecciava con le relazioni tra commercianti e clienti. La storia dell’attività affonda le radici in un passato ancora più lontano. Prima dei Piccin, infatti, dietro quel banco si erano alternate altre famiglie, in una continuità che ha accompagnato decenni di vita di Sant’Andrea. Negli ultimi 45 anni il panificio è stato portato avanti soprattutto da Arturina Marcon in Piccin, insieme alla famiglia.
Ora nessuno raccoglierà il testimone, difficile trovare chi è disposto ai trni di notte. La decisione di chiudere era già stata presa da tempo e non è stata accompagnata da particolari annunci. «Chiudiamo oggi, abbiamo deciso così già da un po' di tempo, non volevamo fare tanta pubblicità, semplicemente chiudiamo un'attività anche se dispiace per i clienti e gli amici», spiegano dal panificio. Una scelta che segna la fine di un'attività profondamente legata alla quotidianità del quartiere. Per decenni il forno è stato il luogo dove acquistare una pagnotta pugliese, una rosetta, un filone, ma anche dove scambiare due parole e incontrare persone conosciute. Un rapporto costruito giorno dopo giorno, in un mestiere che per sua natura richiede presenza, sacrificio e orari difficili.
La chiusura del Panificio Piccin arriva inoltre in un momento nel quale anche a Vittorio Veneto il commercio di vicinato sta attraversando una fase particolarmente delicata. Le abitudini di acquisto sono cambiate: la spesa viene sempre più concentrata nei supermercati e nei grandi punti vendita, mentre diminuiscono gli acquisti quotidiani nei piccoli esercizi sotto casa. A risentirne sono soprattutto i quartieri, dove la presenza dei negozi rappresenta anche un importante presidio sociale. A maggio aveva chiuso anche l’ultimo “casoin” di Serravalle, lo storico negozio di via Cavour aperto nel 1992 dai coniugi Lino e Susanna e conosciuto come “Lo spaccio di Serravalle”, richiamando la precedente presenza dello spaccio della cooperativa di consumo. Con quella chiusura l’intero quartiere si era ritrovato senza il tradizionale negozio di vicinato. Il problema, dunque, non è soltanto quello di dove comprare il pane o una confezione di pasta, ma della progressiva scomparsa dei servizi di prossimità.
Una preoccupazione condivisa da Giuseppe Partata, presidente di Ascom-Confcommercio Vittorio Veneto, che già in occasione della chiusura del “casoin” aveva lanciato una proposta destinata ora ad assumere un significato ancora maggiore. «Visto che i negozi di vicinato stanno scomparendo e visti i problemi che si vengono a creare – aveva proposto il presidente di Ascom – proporrò all’amministrazione amministrazione comunale di tornare a costituire una cooperativa comunale di consumo. La nostra comunità non può rimanere priva di questi negozi, che svolgono anche un servizio sociale, sono fondamentali per le persone anziane e non solo».