«Quando sul maxischermo scorrevano le immagini di Erasmo e il pubblico urlava il suo nome, trovarmelo così davanti è stata una sensazione indescrivibile. Ho alzato gli occhi in quell'attimo ed è stato il regalo più bello che potessi ricevere». C'è tutta l'emozione, il dolore trasformato in amore e il ricordo indelebile di una storia mai finita nelle parole di Paola Raisi, vedova dell'indimenticato bomber del Taranto Erasmo Iacovone. Il ritorno della squadra nello stadio intitolato al suo re, tirato a lucido per accogliere 12.500 spettatori, ha visto tra i protagonisti la donna che quel maledetto 6 febbraio 1978 perse l'amore della sua vita - spezzato a soli venticinque anni da un pirata della strada - mentre portava in grembo la loro bambina di quattro mesi, Maria Rosaria. Accompagnata dal presidente Sebastiano Ladisa, dal direttore generale Beppe Camicia e da storiche leggende rossoblù come Franco Selvaggi, Paola ha percorso il prato verde un quarto d'ora prima del fischio d'inizio della sfida contro il Novoli, finita poi 3-0. Ma per lei, in quel giro di campo scandito dai cori della curva e dalle immagini del suo Erasmo sui ledwall, il tempo si è letteralmente fermato. «È stata una giornata bellissima, un’atmosfera veramente magica», racconta con profonda commozione Paola Raisi, rivivendo ogni istante di una notte indimenticabile.
«Sono entrata per la prima volta nello stadio rinnovato e la tifoseria – sussurra - è stata meravigliosa. Per me è stata un'emozione molto forte, poi ovviamente la sorpresa di essermi trovata a fare il giro dello stadio accompagnata dal presidente e dal direttore generale mi ha gratificata e onorata. È stata una serata stupenda, non facile da gestire dal punto di vista delle emozioni». L'abbraccio del pubblico non si è limitato al tributo formale. La presenza di Paola ha riattivato un legame di appartenenza viscerale. «Ringrazierò per tutta la vita la tifoseria, la sento mia da sempre. Tante persone – svela - mi hanno voluto salutare e stringere la mano. Tanto affetto, tanto amore che ricevo da anni, ma questa serata allo Iacovone è stata ovviamente speciale. L'unica cosa che posso dire è che non ho più parole per definire i sentimenti che ho vissuto in questa circostanza. Voglio ringraziare anche la società che mi aveva invitata già da tempo e ci teneva tantissimo a questo momento che avremmo condiviso insieme». Il mito di "Iaco-gol", consacrato dalla statua posta su un alto piedistallo all'ingresso della curva e dalla sua maglia storicamente esposta nelle teche del Museo MarTa, per Paola va ben oltre i meriti sportivi.
«La figura di Erasmo – afferma - è diventata un’icona, un simbolo, ma in quella fase storica c’era anche una grande squadra. Penso che sarebbero sicuramente arrivati in Serie A perché ormai erano proprio a un passo. Ma Erasmo ha lasciato un forte segno proprio a livello di persona. Era un ragazzo molto tranquillo, faceva il suo lavoro seriamente, si impegnava tantissimo. Viveva per il suo lavoro. Era generoso, altruista e, nonostante la giovane età, aveva dei grandi valori». E c’è una parte della sua storia che rende quel legame ancora più prezioso. «Questa testimonianza di affetto – rimarca Raisi - continua a gratificare me ed è fondamentale per mia figlia, che non ha avuto modo di conoscerlo se non attraverso questa città e questa gente. Sapere che tutti lo ricordano per l'uomo che era è la mia felicità più grande». Anche se la vita la porta oggi a risiedere a Carpi, Paola rivendica con forza il suo legame viscerale con il popolo ionico, augurando alla città la stessa forza che ha sempre contraddistinto il suo bomber. «Io - chiarisce - mi sento tarantina tantissimo. Purtroppo ho vissuto poco questa città, ma sono sempre stata abbracciata da un affetto enorme. Guardando lo spettacolo del mare in questi giorni, spero che questo giorno sia di buon auspicio. Vorrei non leggere più delle sofferenze e dei problemi di Taranto, ma solo prospettive belle e positive, perché questa terra merita davvero di essere valorizzata». Il match si è concluso con una vittoria sul campo, ma il successo più grande resta quello spinto dalla memoria: l'immagine di Erasmo Iacovone continua a volare in alto, proprio come quando saliva in cielo per incornare il pallone in rete, unendo per sempre il ricordo di un campione alla sua sposa e alla sua gente.