Le note delle canzoni di Francesco Guccini in questi ultimi due giorni sono tornate a risuonare in via Paolo Fabbri 43, a Bologna, luogo simbolo per il cantautore modenese. E proprio questo nome, Paolo Fabbri, per molti sconosciuto, crea un ponte con l’Isola, grazie anche a un eroe della storia sarda, Emilio Lussu, che senza Paolo Fabbri forse sarebbe stato un po’ meno eroe.
Nel 1976, Francesco Guccini, pubblicò il suo settimo album: “Via Paolo Fabbri 43”, che conteneva anche l’omonima canzone. “Se solo affrontassi la mia vita come la morte/ Avrei clown, giannizzeri, nani a stupir la tua corte/ Ma voci imperiose mi chiamano e devo tornare perché/ Ho un posto da vecchio giullare qui in via Paolo Fabbri 43” . Così cantava Guccini, che raccontava del suo tempo passato a Bologna. Chissà quante volte è stata suonata, non solo in questi giorni, e ripetuto quel nome: Paolo Fabbri. Ma chi era?
Chi era
Di sicuro chi fosse Paolo Fabbri lo sapeva Emilio Lussu. Perché senza di lui, non sarebbe nata “Giustizia e libertà”. Soprattutto quella fuga leggendaria dal confino di Lipari che assestò un colpo all’“infallibilità” del fascismo, non ci sarebbe stata.
Facciamo un passo indietro: è il 27 luglio del 1929. La fuga da Lipari di Emilio Lussu, Carlo Rosselli e Francesco Fausto Nitti, tutti antifascisti condannati al confino nell’Isola siciliana, si svolge in piena notte. È un sabato sera e alcuni carabinieri di guardia all’imboccatura del porto notano, all’imbrunire, un’imbarcazione che si avvicina alla costa ma non ci fanno caso.
La fuga
Quell’imbarcazione è un motoscafo d’altura. Al timone c’è il capitano Italo Oxilia, che già qualche anno prima, nel 1926, è riuscito a far fuggire Filippo Turati in Francia. Ad accompagnarlo Paul Vonin, che si occupa dei motori, e Gioacchino Dolci, ex confinato a Lipari, che conosce bene quei luoghi. Il motore è spento e l’imbarcazione scivola silenziosa sul mare. Si attende un segnale, un cenno. E arriva. Ha le sembianze di un uomo che si avvicina a nuoto. Si chiama Paolo Fabbri, è nato nel 1889 a Conselice, in provincia di Ravenna, è da sempre socialista ed è stato dirigente del Movimento contadino. Da qualche tempo è al confino a Lipari per le sue idee politiche.
Fabbri vede la barca, si avvicina, saluta e torna indietro ad avvisare che l’imbarcazione è arrivata. Poi arriva un altro uomo, sempre a nuoto. È Francesco Fausto Nitti, classe 1899, repubblicano. Sono quasi le 21.30 e di lì a pochi minuti passerà la ronda. Bisogna fare in fretta. Altre due sagome spuntano dal buio fitto. Il primo è Carlo Rosselli, docente universitario, fiorentino, socialista, uno dei leader del partito. L’ultimo è Emilio Lussu, fondatore del Partito sardo d’azione, deputato, mandato al confino dopo che un tribunale lo ha assolto dall’accusa di omicidio, riconoscendogli la legittima difesa, in seguito all’uccisione di un fascista cagliaritano, Battista Porrà, durante l’assalto alla sua abitazione, in piazza Martiri a Cagliari, il 1° novembre del 1926.
La rinuncia
I tre sono sull’imbarcazione, aspettano il quarto, Paolo Fabbri, tornato indietro per avvertirli. La ronda però si avvicina, Paolo Fabbri viene fermato da una pattuglia vicino alla riva, e non riesce più a raggiungere il Dream V che mette in moto e parte a tutta velocità verso la Tunisia. Il compagno Fabbri copre la fuga degli altri, si finge ubriaco, distrae i militari del regime. Tre uomini ritrovano la libertà, il quarto si è sacrificato per loro. E per questo sarà condannato a tre anni di carcere per complicità nella fuga. Un gesto fondamentale per l’antifascismo italiano: Rosselli e Lussu, nei mesi successivi, approdati in Francia daranno vita a Giustizia e Libertà, che nel dopoguerra confluirà nel Partito d’Azione.
Carlo Rosselli descrive Paolo Fabbri come un «figlio della terra, ne conserva la concretezza e la fruttuosità. Terra bolognese: grassa e generosa». Parole utilizzate molti anni più tardi proprio da Francesco Guccini per raccontare l’Emilia. «Colono, poi organizzatore di contadini, infine capo della resistenza molinellese – scrive ancora Rosselli – Fabbri è la riprova della vitalità del socialismo».
Morte misteriosa
Una volta terminato il confino, negli anni Trenta, Paolo Fabbri torna nella sua Emilia. Nel dicembre del 1944, quando la Linea Gotica divide in due l’Italia, Fabbri viene inviato a Sud dal Comitato di Liberazione Nazionale dell’Emilia Romagna. Insieme a un altro partigiano, Mario Guermani, è incaricato di contattare il governo dell’Italia liberata per organizzare la cacciata dei tedeschi a Bologna. Mentre cercano di tornare indietro oltre la Linea Gotica, tuttavia, sia Fabbri che Guermani perdono la vita in circostanze misteriose nei pressi di Bombiana. La guida montana, Adelmo Degli Esposti, che li accompagnava, riesce a mettersi in salvo, destando non pochi sospetti, anche se il processo contro di lui, qualche anno più tardi, si conclude con un non luogo a procedere.
Di Paolo Fabbri, dunque, oggi rimane il nome impresso in diverse strade e una canzone di Francesco Guccini che, forse un po’ involontariamente, ha fatto riemergere dall’oblio la storia di un uomo coraggioso che diede la vita per i compagni e l’Italia.
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