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«Papà 80enne malato terminale in attesa in pronto soccorso per 22 ore». Poi viene ricoverato e muore poco dopo


PORDENONE - «Mio padre 80enne con un tumore allo stadio terminale ha trascorso 22 ore e mezzo in pronto soccorso, perché non si trovava posto in reparto. È arrivato lì ieri (martedì, ndr) intorno alle 18 ed è stato ricoverato in medicina oggi (ieri, ndr) alle 16.30. Nel frattempo si è aggravato e ci hanno chiamato per dirci che non sapevano se avrebbe superato la notte. È morto poche ore dopo, alle 22. Come si può lasciare un anziano grave così? Lo racconto perché non accada più». È lo sfogo di D.F.G., 56enne di Cordenons, che ha atteso quasi un giorno intero il ricovero del papà in fin di vita. L’80enne è spirato circa sei ore dopo essere entrato in reparto.
La diagnosi era arrivata solo 25 giorni fa: tumore al polmone all’ultimo stadio. Poi martedì pomeriggio il peggioramento improvviso. Il figlio ha cercato subito un professionista per attivare le cure palliative. Ma non avendo l’80enne il medico di base, è iniziato il calvario alla ricerca di un supporto professionale. Fino all’arrivo in ospedale a Pordenone.

LO SFOGO

«A gennaio la nostra dottoressa di famiglia è andata in pensione - spiega il 56enne - e non essendoci altri medici ci hanno messo sotto l’Asap (Ambulatori sperimentali di assistenza primaria) alla cittadella della salute. Quando ieri (martedì, ndr) intorno alle 16 mio padre ha iniziato a respirare male, li ho chiamati subito per avere assistenza. Mi hanno risposto che bisognava mandare una mail. Ma se uno sta morendo manda una mail? Nel panico, ho chiamato il 116117 che mi ha tenuto dieci minuti in attesa. Poi mi hanno detto che la guardia medica sarebbe arrivata alle 20. Troppo tardi, non sapevo neanche se ce l’avrebbe fatta. A quel punto, ho chiamato il 112 e ci hanno inviato un’ambulanza d’urgenza. Sono arrivati verso le 17.25 e dopo le prime cure lo hanno portato in pronto soccorso dove è entrato intorno alle 18. È stato sistemato su un letto. Da lì l’attesa infinita fino alle 16.30 di oggi (ieri, ndr), quando è stato ricoverato. Ma nel frattempo è peggiorato e alle 22 se n’è andato».
L’80enne era stato in ospedale anche venti giorni fa, ma in quel caso il posto letto era stato trovato in poco tempo. «In due ore - continua il figlio - lo avevano sistemato. I medici, sia a Pordenone che al Cro dove eravamo andati per un consulto, mi hanno detto che le cure palliative con una diagnosi del genere dovrebbero scattare in automatico. Ma senza medico di base diventa tutto più difficile. Io tra l’altro - continua il 56enne - ho avuto una malattia simile e sono stato operato. Ho un’invalidità al 75 per cento e non potevo occuparmi di mio padre. Per quello stavo cercando velocemente un supporto».
L'uomo si è dato il cambio con la sorella per sostenere il papà in attesa del ricovero. E hanno trovato il supporto del personale del pronto soccorso. «Erano costernati anche loro per la situazione, ci hanno chiamati più volte per informarci. Nel vecchio ospedale - continua il figlio - c’erano più posti letto, come mai nel nuovo li hanno ridotti? Gli anziani vanno tutelati, mio padre grave e con patologie pregresse ha aspettato 22 ore e mezzo per il ricovero. Stiamo parlando di persone, non macchine. Non deve accadere più a nessuno».

ASFO

A causa della carenza di personale, per il periodo delle ferie, i posti nelle medicine sono stati ridotti. In particolare, i letti della medicina rossa sono stati limitati da 40 a 24. «Da noi i casi di attesa - spiega Laura De Santi, primaria del pronto soccorso e della medicina d’urgenza - sono estremamente limitati. La riduzione del fenomeno è stata certificata anche dall’istituto Sant’Anna di Pisa».