Sul placido lago di Albano, all'imbrunire, Papa Leone XIV sperimenta per la prima volta una delle tradizioni più amate di Castel Gandolfo. Forse quello specchio d'acqua gli riporta alla memoria i laghi del Michigan, dove da ragazzo andava a nuotare con gli amici. Di certo il lago vulcanico ai piedi della residenza pontificia sembra essere diventato uno dei luoghi prediletti del primo Papa americano.
Leone XIV è il primo Pontefice a partecipare in barca alla processione della Madonna del Lago, una tradizione nata 72 anni fa e rimasta profondamente radicata nella popolazione locale.
Il programma prevede che al termine della messa salga sul battello Falco, dove a poppa è stata sistemata la statua bronzea della Vergine, e per circa mezz'ora attraverserà il lago accompagnato da una piccola flottiglia.
È uno scenario quieto, quasi sospeso, eppure Leone lo utilizza per parlare di tutt'altro: guerre, violenza, vendetta. E per ricordare che il principio evangelico del porgere l'altra guancia non vale soltanto nei rapporti personali.
«Porgere l'altra guancia non è da perdenti, donare di fronte al rifiuto non è da ingenui, perdonare senza limiti non è da deboli», aveva detto poco prima durante la Messa celebrata nel santuario affacciato sul lago.
Il ragionamento diventa inevitabilmente politico quando dal piccolo delle relazioni quotidiane il Papa allarga lo sguardo alla scena internazionale.
«Non illudiamoci. L'odio e la violenza non portano nulla di buono, ma solo distruzione e morte, sempre, anche quando sono risposta a ingiustizie subite. Lo vediamo ogni giorno, dal piccolo del nostro vissuto domestico alla grande scena del mondo».
Un'affermazione particolarmente netta in una fase internazionale dominata dalle guerre. Leone XIV non cita Paesi né governi, ma mette in discussione alla radice la logica della rappresaglia: anche un'ingiustizia subita, avverte, non può trasformare automaticamente la violenza in una risposta capace di produrre giustizia.
La traversata del battello Falco non dura molto, secondo i programmi circa venticinque minuti. Intorno al battello pontificio navigano una quindicina di imbarcazioni: due dragon boat con una ventina di persone ciascuna, barche a vela, canoe condotte anche dai giovani impegnati nei campionati italiani che si svolgono proprio a Castel Gandolfo, oltre ai mezzi delle forze dell'ordine.
Il lago di Albano, del resto, non è soltanto il paesaggio che da quattro secoli accompagna le villeggiature dei Pontefici. È un luogo intorno al quale sono fiorite leggende antichissime. Una racconta di un'anziana accusata di stregoneria che, disperata, sarebbe precipitata da uno degli strapiombi rocciosi: secondo la tradizione, nelle notti più silenziose la sua voce risalirebbe ancora dalle profondità dell'acqua. Un'altra leggenda vuole invece che il lago sia nato dalle lacrime di un gigante.
Leone XIV lascia da parte miti e fantasmi e torna al Vangelo. Anche perché una processione sull'acqua offre inevitabilmente al Papa l'immagine di un altro lago, quello di Tiberiade, e della barca dei discepoli travolta dal vento.
«La nostra forza è nel Signore e, con il suo aiuto, tutto è possibile. Ce lo ricorda anche il rito della processione sul lago». Il riferimento è alla tempesta narrata nei Vangeli. Proprio quando i discepoli erano «più spaventati, in balia dei venti contrari», ricorda Leone, Cristo li invitò «ad avere fede e a pregare, per ritrovare pace e, insieme a Lui, continuare a navigare verso la meta desiderata».
Così la piccola flottiglia di Castel Gandolfo diventa per qualche minuto una metafora della Chiesa e, più largamente, di un mondo che naviga tra venti contrari. Il messaggio resta quello pronunciato poco prima: non è aumentando la violenza che si esce dalla violenza.
© RIPRODUZIONE RISERVATA