Papa Leone XIV compie 71 anni. Robert Francis Prevost è nato il 14 settembre 1955 a Chicago, nell'Illinois, ed è il minore dei tre figli di Louis Marius Prevost e Mildred Agnes Martínez. Dal pomeriggio dell'8 maggio 2025 è il 267esimo Pontefice della Chiesa cattolica, oltre che il primo Papa proveniente dagli Stati Uniti e il primo agostiniano a salire al soglio di Pietro.
Ma dietro la veste bianca c'è una storia personale che riserva parecchie sorprese: una laurea in matematica, il tennis, il baseball, una vita divisa tra Stati Uniti e Perù e persino una battuta su Jannik Sinner. Ecco dieci curiosità su Leone XIV.
Quella di Leone XIV non è soltanto una formazione umanistica e religiosa. Dopo il diploma, Robert Prevost si iscrisse alla Villanova University, in Pennsylvania, dove nel 1977 conseguì una laurea in matematica, studiando contemporaneamente filosofia. Nello stesso anno entrò nel noviziato dell'Ordine di Sant'Agostino. Sarebbero arrivati successivamente gli studi teologici e quelli in diritto canonico a Roma. Una formazione scientifica decisamente insolita per un futuro Pontefice.
È americano e, almeno nello sport, non ha mai nascosto le sue radici. Leone XIV è un appassionato di baseball e la sua squadra del cuore sono i Chicago White Sox. Il legame è talmente noto che nel giugno 2025, durante un'udienza generale, il Papa ha indossato il cappellino della squadra. Pochi giorni dopo, proprio lo stadio dei White Sox a Chicago ha ospitato una celebrazione in suo onore. Quando nel novembre successivo gli sono state regalate delle calze, Leone XIV ha giocato sul nome della squadra con una battuta in inglese: «I only wear white sox», ovvero «Indosso solo calze bianche».
Il baseball si guarda, ma il tennis Leone XIV lo ha anche praticato. Già alla Saint Augustine Seminary High School, in Michigan, Robert Prevost giocava a tennis e a bowling. La passione per la racchetta lo ha accompagnato anche negli anni successivi. Prima di diventare Papa si era definito un giocatore dilettante e aveva raccontato che, dopo aver lasciato il Perù, aveva avuto poche occasioni per tornare in campo. Vatican News ha ricordato che Prevost ha sempre indicato proprio il tennis come il suo sport del cuore.
Ed è proprio la passione per il tennis ad aver regalato uno dei siparietti più curiosi dei primi giorni del pontificato. Il 12 maggio 2025, durante l'incontro con i rappresentanti dei media, al Papa fu proposta una partita di tennis a scopo benefico. Leone XIV accettò scherzosamente, ponendo però una condizione: «Purché non ci sia Sinner». Due giorni dopo, il 14 maggio, il Pontefice incontrò davvero Jannik Sinner in Vaticano. Il campione italiano gli portò in dono una racchetta e gli propose: «Vuole giocare un po'?». Un invito che provocò le risate dei presenti.
Il curriculum scolastico del giovane Prevost racconta qualcosa del suo carattere. Alla Saint Augustine Seminary High School non si limitava allo studio: fu caporedattore dell'annuario scolastico, membro del consiglio studentesco, presidente del Library Club e, nell'ultimo anno, presidente della sua classe.
A queste attività affiancava tennis e bowling. Un particolare curioso emerge anche dal documentario vaticano Leo from Chicago: le testimonianze raccolte raccontano che già da bambino Robert mostrava una forte inclinazione religiosa, tanto da giocare a celebrare la Messa e recitare preghiere in latino.Chicago è la città in cui è nato, ma una parte fondamentale della vita di Robert Prevost si è svolta a migliaia di chilometri dagli Stati Uniti. Per anni ha vissuto e svolto il proprio ministero in Perù, prima come missionario e poi come vescovo di Chiclayo. Un legame che va oltre gli incarichi ecclesiastici. Prevost ha acquisito anche la cittadinanza peruviana e, parlando dei Mondiali di calcio 2026, ha detto che probabilmente avrebbe tifato Perù proprio per il legame affettivo con il Paese. Nella stessa occasione ha aggiunto di essere anche un grande tifoso dell'Italia.
Una vita trascorsa tra America, Europa e missioni internazionali ha lasciato il segno anche nelle lingue. Secondo la biografia ufficiale della Santa Sede, Leone XIV parla inglese, spagnolo, portoghese, francese e italiano.
Lo spagnolo, in particolare, è strettamente legato ai lunghi anni trascorsi in America Latina, mentre l'italiano è diventato una lingua quotidiana già durante gli studi e i numerosi incarichi ricoperti a Roma prima dell'elezione.
C'è anche un Robert Prevost lontano dalle cerimonie e dai documenti pontifici. Il documentario Leo from Chicago, realizzato dai media vaticani attraverso le testimonianze di circa trenta persone che lo hanno conosciuto, racconta un uomo che ascoltava musica degli anni Sessanta e Settanta, amava guidare, guardava la televisione e seguiva con passione il baseball. Il documentario ha ricostruito le sue radici americane partendo dalla casa di famiglia a Dolton e passando per scuole, università, parrocchie e alcuni dei luoghi frequentati dal futuro Papa, compreso il Rate Field dei White Sox.
La scelta di chiamarsi Leone XIV non è stata casuale. È stato lo stesso Pontefice a spiegarla pochi giorni dopo il Conclave. Il riferimento è a Leone XIII, il Papa della Rerum Novarum, l'enciclica del 1891 che affrontò la questione sociale nel pieno della prima grande rivoluzione industriale.
Prevost ha individuato un parallelo con il presente: oggi, secondo Leone XIV, la Chiesa deve confrontarsi con un'altra trasformazione epocale, quella legata alla tecnologia e allo sviluppo dell'intelligenza artificiale, con le conseguenti sfide per la dignità umana, la giustizia e il lavoro.
L'8 maggio 2025 l'elezione di Robert Francis Prevost ha segnato contemporaneamente due primati nella storia della Chiesa. Leone XIV è il primo Pontefice proveniente dagli Stati Uniti d'America ed è anche il primo Papa appartenente all'Ordine di Sant'Agostino.
Due caratteristiche che raccontano bene una biografia difficile da racchiudere in una sola definizione: americano di nascita, profondamente legato al Perù, religioso agostiniano, matematico di formazione e appassionato di sport. A 71 anni, il profilo di Leone XIV continua così a tenere insieme mondi apparentemente molto lontani
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