AGI - Paramount è in trattativa con i procuratori generali di 12 Stati americani per trovare un accordo sulla causa che punta a bloccare l'acquisizione di Warner Bros. Discovery, un'operazione da circa 110 miliardi di dollari destinata a ridisegnare gli equilibri dell'industria mondiale dell'intrattenimento.
I negoziati potrebbero portare a un'intesa già nel fine settimana, scrive Reuters. Tra le condizioni discusse ci sarebbero un sistema di monitoraggio indipendente dei contenuti della CNN e un impegno sul numero minimo di film da distribuire nelle sale, secondo quanto riferito dal New York Times che cita fonti a conoscenza dei colloqui.
Sul tavolo ci sarebbe anche la possibile cessione di alcuni canali via cavo, tra cui Comedy Central, oltre alla promessa che il gruppo nato dalla fusione produca almeno 30 film all'anno.
Secondo il Wall Street Journal, Paramount starebbe inoltre valutando la possibilità di mantenere separata, almeno per un periodo, la gestione dei due studi cinematografici dopo il completamento dell'acquisizione.
La corsa all'accordo è accelerata dall'avvicinarsi di una scadenza particolarmente costosa. Se l'operazione non sarà completata entro la fine di settembre, Paramount dovrà iniziare a versare agli azionisti di Warner Bros. Discovery circa 7 milioni di dollari al giorno per ogni ulteriore ritardo, secondo le clausole previste dall'intesa.
La causa antitrust è stata presentata a luglio da 12 Stati, guidati dalla California, secondo i quali la fusione concentrerebbe troppo potere nelle mani di un solo gruppo nel mercato dei film destinati alle sale, della distribuzione cinematografica e dei canali televisivi via cavo.
Paramount sostiene invece che Hollywood abbia bisogno di un concorrente abbastanza grande da contrastare colossi tecnologici e dello streaming come Netflix e Disney.
Se completata, l'acquisizione riunirebbe sotto lo stesso controllo alcuni degli asset più importanti dell'industria americana dell'intrattenimento: gli studi Paramount e Warner Bros., CBS News e CNN, HBO e le piattaforme HBO Max e Paramount+, oltre a franchise come Harry Potter e DC.
Il contenzioso con gli Stati non è l'unico fronte giudiziario. Anche la Writers Guild of America ha contestato l'operazione, sostenendo che la concentrazione potrebbe avere effetti negativi su salari e condizioni di lavoro nel settore.
Paramount ha chiesto a un tribunale federale di imporre agli oppositori dell'accordo, compresi gli Stati e il sindacato degli sceneggiatori, una cauzione da 1,9 miliardi di dollari per coprire i possibili danni causati dai ritardi.
Sul piano regolatorio, Paramount ha invece ottenuto un importante via libera. La Federal Communications Commission (FCC) ha approvato gli investimenti stranieri collegati all'acquisizione, stabilendo però che gli investitori esteri non potranno detenere azioni con diritto di voto né influenzare la gestione del gruppo, le decisioni sui contenuti o l'accesso ai dati personali degli americani.
L'approvazione è arrivata dopo una revisione legata alla sicurezza nazionale.
La struttura prevede che la famiglia Ellison e RedBird Capital mantengano il controllo dei diritti di voto, mentre gli investitori stranieri potranno detenere quote economiche senza partecipare alla governance.