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Parcheggiano bloccando di proposito l'auto dei vicini nel parcheggio condiviso: condannati per violenza privata


Parcheggiano bloccando l’auto dei vicini: quattro condannati per violenza privata

Parcheggiare male (di proposito) può diventare un reato. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, confermando le condanne per violenza privata emesse dal Tribunale di Agrigento e poi dalla Corte d’Appello di Palermo a carico di quattro persone. La vicenda, riportata dal Messaggero, riguarda una disputa in un parcheggio condiviso, in cui i quattro imputati continuavano a posteggiare la propria auto in modo da ostacolare intenzionalmente l’uscita di quelle della coppia di vicini, che avevano deciso di denunciare. Secondo la difesa il comportamento creava un disagio ma non una limitazione della libertà personale e la difficoltà di manovra dipendeva soprattutto dalla conformazione del parcheggio. Ma i giudici hanno ribadito che la violenza prevista dall’articolo 610 del Codice penale non richiede un’aggressione fisica o una minaccia esplicita, ma si configura se una persona viene costretta a limitare la propria libertà di azione, a tollerare una situazione o a modificare il proprio comportamento.

In particolare, la Cassazione ha tenuto conto delle dichiarazioni della coppia e dei testimoni, che hanno riportato atteggiamenti “irridenti” da parte degli imputati, giudicati chiaramente finalizzati a ostacolare l’uscita dell’auto delle persone offese e a limitarne concretamente la libertà di movimento e di autodeterminazione. I giudici non hanno riconosciuto la causa di estinzione della “particolare tenuità del fatto”, che avrebbe consentito di evitare la condanna, in quanto gli episodi non erano isolati ma sistematici e reiterati, in una condotta definita “ostruzionistica, deliberata e irridente”. Non sono state concesse le attenuanti generiche a causa dei comportamenti giudicati prepotenti e volontari, considerati un’espressione di una “persistente volontà di ostacolare i vicini e violare la legge”. Non è la prima decisione di questo tipo: già nel 2015 la Cassazione si era espressa nello stesso modo per il caso di un’automobilista che, per non fare scappare un altro veicolo fino all’arrivo della Polizia, ne aveva rubato le chiavi e parcheggiato la sua auto in modo da bloccarne il passaggio.