
di Daniela PALMA
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sabato 5 settembre 2026, 19:51 - Ultimo aggiornamento: 20:03
Un parco archeologico restituito alla comunità, ma anche un cantiere di ricerca che continua a interrogare una storia cominciata almeno 50mila anni fa.
L’inaugurazione del rinnovato Parco archeologico delle Veneri, tra Parabita e Tuglie, ha segnato la conclusione dell’intervento di recupero e potenziamento finanziato attraverso Smart-In, ma soprattutto ha acceso i riflettori su ciò che ancora resta da scoprire e sulla prospettiva, per il futuro, di rendere fruibile anche la celebre grotta. È proprio qui che negli ultimi anni si è concentrato il lavoro dell’équipe guidata da Domenico Lo Vetro, dell’Università di Firenze. «Abbiamo trascorso i primi quattro anni cercando di portare avanti lo scavo stratigrafico e la pulizia della grotta», ha raccontato Lo Vetro. Le passerelle utilizzate oggi dagli studiosi sono ancora strutture di cantiere, ma suggeriscono già quello che potrebbe diventare domani un percorso di visita.
Nella stessa direzione va il rilievo tridimensionale realizzato grazie al progetto Smart-In. Le indagini, intanto, si sono spinte anche all’esterno dell’attuale ingresso. Una parte di quella che oggi appare come area esterna apparteneva infatti alla grotta prima che, oltre 10mila anni fa, il soffitto collassasse.
A raccontare la straordinarietà del sito sono anche gli studi sui vecchi ritrovamenti. Ida Tiberi ha ricordato la sepoltura bisoma di circa 28.800 anni fa: un uomo e una donna deposti uno di fronte all’altra, con gli arti inferiori intrecciati. La datazione è stata possibile attraverso uno dei 26 canini di cervo che decoravano il copricapo della donna. «Una posizione voluta dal gruppo – ha spiegato Tiberi – per sottolineare il legame tra queste due persone». Gli studi hanno inoltre documentato l’impiego del bitume per fissare una punta litica e ricostruito sperimentalmente il processo di lavorazione della più grande delle due Veneri, risalente a oltre 24mila anni fa. L'inaugurazione ha celebrato anche i sessant’anni dall’avvio degli scavi.
Al Canale del Cirlicì è stata presentata la riproduzione della sepoltura paleolitica realizzata dal Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria. Ora la sfida è fare vivere stabilmente il patrimonio recuperato. Lo ha sottolineato anche il soprintendente Andrea Zunno, richiamando la necessità di coinvolgere le realtà locali nella gestione e valorizzazione del parco. Perché, come ha sintetizzato Lo Vetro, «noi non lavoriamo per noi, ma lavoriamo per la comunità».
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