Negli stoccaggi europei mancano 15 miliardi di metri cubi di gas per affrontare l'inverno, rispetto ai livelli di un anno fa. Qualcosa che vale quasi quanto le intere riserve italiane, per dare un'idea (circa 20 miliardi). Se a questo si aggiunge che non arriveranno nemmeno ad ottobre i carichi di Gnl prenotati dal Qatar (un altro buco nei 12 miliardi che arrivano normalmente nel Vecchio Continente distribuiti soprattutto tra Belgio e Italia), si capisce bene perché il mercato sta già dando i suoi segnali di "attenzione massima" sul gas, con la contesa tra Asia (un altro importante acquirente del Qatar) ed Europa già in pieno svolgimento.
Il prezzo del gas in Europa è salito oltre quota 70 euro per Megawattora venerdì scorso (prima di ripiegare a 67 euro) per le preoccupazioni sulle scorte da fare, in rialzo del 110% rispetto a sei mesi fa. Nello stesso tempo anche il prezzo spot del Gnl asiatico è arrivato a livelli doppi rispetto a quelli pre-guerra. Si tratta di livelli che scontano anche i consumi di un'estate particolarmente calda e che dovranno tenere conto dell'avvio dell'inverno. Ma soprattutto, queste riserve dovranno tenere conto di quella che gli operatori ormai definiscono "la grande dieta". Se non ci saranno ripensamenti dell'ultimo minuto dettati dall'emergenza, il primo gennaio scatterà anche lo stop imposto dall'Europa al Gnl russo, finora l'unico concesso da Mosca. A questo punto, secondo le stime fatte a luglio in audizione alla Camera dall'ad dell'Eni Claudio Descalzi, verranno meno altri 36 miliardi di metri cubi di gas preziosi per l'Europa. E non è poco visto che il combustibile russo in questione rappresenta ancora il 17% delle consegne europee quest'anno.
Tra stoccaggi europei in deficit, in particolare per colpa della Germania, effetto Golfo e stop del gas naturale liquefatto da Mosca, le pressioni sui prezzi saranno praticamente inevitabili. Per tutti questi motivi, Goldman Sach non esclude di vedere i prezzi anche oltre la soglia dei 100 euro a Megawattora per fine anno. Si vedrà. Anche perché c'è ancora la speranza che lo Stretto di Hormuz torni presto a pieno regime e che possa godere della ripresa dei flussi dalle infrastrutture energetiche danneggiate, a partire dal Qatar, che è normalmente il secondo maggiore esportatore mondiale di Gnl. Ma il rischio c'è.
E in ogni caso, è bene ricordarlo: siamo ancora anni luce lontani dai picchi di 350 euro a Megawattora toccati dal gas europeo nel 2022 scatenato dalla guerra in Ucraina. Allora, lo choc dell'offerta energetica è stato aggravato dalla forte domanda post-Covid. Ed è vero che nel giro di pochi anni l'Ue ha ridotto drasticamente la dipendenza dalla Russia (nel 2021 era di origine russa il 40% del gas importato dall'Unione, percentuale scesa al 6% nel 2025), ma il "buco" di gas sopportato è ben diverso.
Quattro anni fa l'Europa ha dovuto fare a meno del 40% della sua domanda di gas (una cifra simile riguarda l'Italia), circa 150 miliardi di metri cubi che non arrivavano più via "tubo" in Europa. A partire da marzo sono venuti meno invece in tutto il mondo (non solo in Europa) circa 100 miliardi di metri cubi di Gnl (via nave quindi, cruciali per sostituire il gas di Mosca) diretti in Asia e Ue. Lì dove per l'Europa pesano il 5% della domanda, per l'Italia solo l'11%. C'è una bella differenza.
Ecco perché i prezzi finora hanno tenuto. E lo hanno fatto sposando un ottimismo di base sulla capacità di Hormuz di tornare a una semi-normalità e del mondo di trovare vie alternative per compensare il buco delle forniture dal Golfo. Se la crisi in Iran però non rientra, il Gnl del Qatar non arriva e gli stoccaggi Ue sono così bassi, a gennaio, con l'addio alla Russia, il tema andrà gestito. Qualche numero di dettaglio. L'Europa che un anno fa aveva gli stoccaggi pieni al 76%% (con la media degli ultimi 5 anni che supera l'80%%), oggi arriva al 64%% (-12%%). Alla Germania va ancora peggio: il 70% di un anno fa è solo un ricordo rispetto al 51% di oggi (-19%). L'Italia virtuosa è più o meno in linea con il 2025 (88% contro l'82% odierno). Ma non basta a metterci al riparo dai prezzi che si formano sul mercato internazionale del Ttf di Amsterdam.
Ci salverà ancora una volta il Gnl che arriva dagli Usa? Se si pensa che in Europa sono già affluiti quest'anno oltre 50 miliardi di metri cubi dagli Usa, dobbiamo augurarci che Trump non sia costretto da "un'emergenza nazionale" a mettere un freno all'export di Gnl, greggio o prodotti raffinati. Finora la Casa Bianca ha smentito piani di questo tenore nonostante le indiscrezioni. Ma troverà altre vie per tenere a tenere a bada i prezzi "in casa".
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