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Pecore e capre costrette a ingerire una capsula con il microchip, tante muoiono soffocate. Allevatori sconvolti


Transumanza a rischio sopravvivenza: il bolo ruminale quale nuovo sistema di marcatura di pecore e capre non funziona. Pastori e allevatori lamentano sofferenza per gli animali e un’alta mortalità: si parla del 30-35%. Ma di cosa si tratta? Il bolo ruminale è una capsula di ceramica contenente un microchip elettronico che l'animale deve inghiottire per consentirne la tracciabilità permanente.

Gli allevatori stanno contestando questa misura, introdotto anche in Veneto, perché è giudicata invasiva per il benessere animale (soprattutto nei piccoli) e inutilmente complessa dal punto di vista burocratico e operativo, soprattutto per le aziende di montagna. A farsi portavoce di quello che si pensa anche nel Bellunese è un pastore che si aggiorna in continuazione. Non è contro la modernità, anzi. Ma non è d'accordo se a soffrire sono i suoi animali. Tempi duri per gli allevatori e, in particolare, per i pastori transumanti, insomma. Quelle figure iconiche e resilienti, eternate dai poeti come Giacomo Leopardi e Gabriele D’Annunzio, che da tempo immemore svolgono il loro antico mestiere nel lento scandire delle stagioni, si trovano oggi a fare i conti con una dura realtà. 


Bolo ruminale, burocrazia, cambio della marcatura

«Sono diverse le problematiche che gravano su questo universo – spiega un pastore di Borgo Valbelluna, L. B. -: la burocrazia sempre più opprimente, norme sanitarie nuove, l’obbligo di seguire corsi specifici e la presenza, ormai costante, dei grandi predatori. Ma a rappresentare un nuovo e preoccupante problema è ora l’adozione, da parte della Regione Veneto, di una normativa che di fatto cambia in modo drammatico il sistema di marcatura degli ovini e caprini, utilizzato sino ad oggi».

Come la marcatura degli animali fino alla nuova introduzione?

«Tutti gli ovicaprini – prosegue L.B.- venivano contrassegnati con l’apposizione di marche auricolari su entrambe le orecchie e, in una delle due marche, veniva inserito un microchip. Nonostante si potesse continuare con questo metodo, la Regione ha recepito una nuova normativa che obbliga gli allevatori a contrassegnare ovini e caprini con una sola marca auricolare semplice, accompagnata dall’apposizione di un bolo in ceramica da introdurre attraverso la bocca, nel rumine. Questo bolo crea moltissimi problemi – prosegue il pastore e allevatore di Trichiana -. E mi riferisco a una mortalità che può arrivare fino al 30-35% al momento del posizionamento. L’animale muore per soffocamento e questo, nonostante in taluni casi il posizionamento sia stato eseguito da medici veterinari di varie Ulss. Può accadere, inoltre, che dopo qualche giorno alcune pecore comincino a vomitare il bolo. In altri casi si altera l’attività del rumine creando malessere nell’esemplare. Capita, poi, che il bolo si smagnetizzi e in alcuni allevamenti si è notata una diminuzione della crescita delle agnelle». 


La protesta


Sale la protesta a difesa degli allevamenti. Gli allevatori veneti si schierano compatti in protesta contro questa nuova normativa. Immediatamente è stata avviata una campagna di mobilitazione da parte della Confederazione italiana agricoltori (Cia) del Veneto, «che ha recepito il problema e si è fatta carico di inviare una comunicazione ufficiale alla Regione, Area sanità e sociale, Direzione sicurezza alimentare e veterinaria, sanità animale e farmaci, direttamente al dottor Michele Brichese. E ora non si intende arretrare e si vuole portare avanti la questione», aggiunge il pastore della provincia di Belluno. Gli allevatori ora si appellano anche alle associazioni animaliste. «Comprendano che l’uso del bolo ruminale ovvero un cilindro rivestito in ceramica che pesa ben 52 grammi non è un sistema di marcatura adeguato per capre e pecore», chiude L.B. a nome di molti colleghi e allevatori.

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