La guida 'Oltre lo sguardo', dedicata
alla varianza di genere e agli orientamenti sessuali negli
ambulatori pediatrici, "non è una linea guida
clinico-terapeutica, non contiene protocolli farmacologici o
chirurgici e non indica prescrizioni". Lo precisano la Società
italiana di pediatria e l'Associazione culturale pediatri in una
lettera di sei pagine inviata all'Autorità garante per
l'infanzia e l'adolescenza, Marina Terragni, dopo le
osservazioni formulate al testo che era stato accolto con
polemica anche dall'Associazione Pro Vita. Contestualmente, le
due società scientifiche pubblicano online un documento tecnico
con 16 domande e risposte sul tema.
"Una società scientifica non può sottrarsi ai temi difficili
soltanto perché suscitano divisioni" è la premessa di Sip e Acp
che definiscono le osservazioni della Garante "un'occasione
utile per contribuire a un confronto scientifico" su temi
"complessi", che deve restare "rispettoso" e "non ideologico".
Condividono inoltre la necessità di mettere al centro "il
superiore interesse del minore", con un approccio "prudente,
individualizzato e fondato sulle migliori evidenze disponibili".
Nel merito della cosiddetta 'transizione sociale', cioè il
percorso in cui una persona inizia a vivere nella società con un
genere diverso da quello assegnato alla nascita, le società
scientifiche sottolineano che in età prepuberale è necessaria
"particolare cautela". Tuttavia, osservano che la possibilità di
una successiva "ri-transizione" dimostra che non possa essere
considerata "un percorso senza ritorno". Il compito dei pediatri
è accompagnare le evoluzioni "senza anticiparne l'esito e senza
svalutare ciò che il bambino esprime", suggerendo, in caso di
sofferenza psicologica, l'invio a specialisti della salute
mentale. Le conoscenze, concludono, sono in continua evoluzione.
Per questo occorre prudenza: "non imporre né una traiettoria
affermativa né una orientata al ritorno al genere assegnato alla
nascita".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA