Il governo sta valutando l'introduzione di un «fondo previdenziale alla nascita» in vista della prossima legge di Bilancio. L'obiettivo a lungo termine dell'esecutivo è la costruzione di un pilastro previdenziale integrativo capace di garantire trattamenti più dignitosi alle future generazioni. La proposta nasce direttamente «dalla preoccupazione che il declino demografico metta a rischio la tenuta della previdenza obbligatoria fondata sul sistema a ripartizione». La ministra del Lavoro Marina Calderone, definendo l'ipotesi «utile e opportuna» in un'intervista al Corriere della Sera, ha sottolineato che «da parte del governo e del ministero c’è massima attenzione a tutto quanto attiene alla costruzione di pilastri aggiuntivi di previdenza».
Il funzionamento dello strumento prevederebbe l'apertura automatica di una posizione previdenziale per ogni nuovo nato. L'avvio del fondo avviene tramite un primo contributo pubblico versato dallo Stato. In seguito, durante la minore età del beneficiario, il conto sarebbe alimentato attraverso versamenti volontari da parte di genitori e familiari. Infine, una volta entrato nel mondo del lavoro, sarebbe il titolare stesso a proseguire con i versamenti contributivi. Sul fronte delle risorse e della fattibilità finanziaria, la ministra Calderone ha precisato che «le coperture si trovano, senza sottrarle ad altri strumenti, tanto più che per far partire il fondo previdenziale alla nascita bastano piccoli importi».
Per quanto riguarda l'assetto istituzionale e operativo della misura, l'orientamento del ministero punta su un'architettura a regia pubblica. L'ipotesi avanzata prevede «un sistema in cui la vigilanza sia ovviamente della Covip mentre la gestione del fondo sia in capo all'Inps», senza tuttavia escludere del tutto una futura ed eventuale collaborazione con operatori privati.
Il progetto trae ispirazione da dibattiti ed esperienze internazionali, come la proposta del presidente della Covip Mario Pepe di un «salvadanaio previdenziale» e il modello della Frühstart-Rente introdotto in Germania dal governo di Friedrich Merz. Il sistema tedesco prevede un contributo statale di 10 euro al mese dai 6 ai 18 anni investito sul mercato dei capitali. Secondo le stime legate al modello tedesco, con un versamento statale di 10 euro mensili integrato da 20 euro aggiuntivi da parte della famiglia, il capitale complessivo accumulato potrebbe raggiungere circa 160mila euro al compimento dei 65 anni. Il modello d'oltralpe ha tuttavia sollevato critiche da parte dei dettratori, che vedono nel ricorso ai mercati finanziari il rischio di trasformare l'intervento pubblico in un trasferimento di risorse verso i privati.
La proposta italiana mira a superare questa criticità mantenendo la gestione in mano pubblica tramite l'Inps.La valutazione sul fondo alla nascita si inserisce in un quadro più ampio di interventi sul sistema previdenziale. Come ricordato dalla ministra del Lavoro, l'esecutivo è già intervenuto «stabilendo che dal primo luglio di quest’anno vi sia l’adesione automatica ai fondi pensione dei nuovi assunti e aumentando il tetto alla deducibilità dei contributi fino a 5.300 euro l’anno». In merito alle discussioni sulla previdenza e sulle richieste di congelamento dell'aumento dell'età pensionabile, la ministra ha evidenziato che ci sarà un confronto «nella maggioranza e con le parti sociali», precisando la necessità di «fare attenzione alla stabilità dei conti e che le scelte non debbono ricadere sui giovani». Infine, sui salari bassi e sulla perdita del potere d'acquisto, Calderone ha indicato che «il recupero del potere d'acquisto non avviene in maniera repentina, ma abbiamo preso i provvedimenti che servono, stanziando due miliardi».
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