okayduckyachtclub.xyz

Perché l’Islanda ha detto no all'Europa al referendum: I timori su sovranità e pesca dietro il 52,8% di no


L’Islanda ha detto no a Bruxelles, ma soprattutto all’idea di consegnare all’Unione europea una parte del controllo sulle risorse che considera più identitarie: il mare, la pesca, l’agricoltura. Nel referendum di sabato circa il 53% degli elettori ha respinto la proposta di riaprire i negoziati di adesione all’Ue. Un risultato di misura, ma sufficiente a congelare ancora una volta il percorso europeo dell’isola.

A spaventare molti islandesi non è stata tanto l’Europa in sé, quanto ciò che un’adesione piena potrebbe comportare. La pesca ha avuto un peso enorme nella campagna: per un Paese di poco più di 400 mila abitanti è non solo un settore strategico, ma una componente della sovranità nazionale. Gli avversari dell’ingresso nell’Ue hanno insistito sul rischio che le regole comunitarie potessero ridurre il controllo di Reykjavík sulle proprie acque e sulle quote. Timori simili hanno riguardato l’agricoltura. E il voto ha mostrato la frattura: la capitale più aperta alla prospettiva europea, le aree rurali molto più diffidenti.

Il peso del quesito referendario

Ha pesato anche il quesito. Agli islandesi non veniva chiesto se entrare nell’Unione, ma soltanto se riprendere i negoziati interrotti nel 2013. In caso di sì, l’accordo eventualmente raggiunto con Bruxelles sarebbe stato sottoposto a un secondo referendum. Il sì era quindi un “vediamo cosa possiamo ottenere”; il no, invece, una scelta immediata e netta. Una differenza che ha favorito una campagna contraria più semplice e aggressiva.

I sostenitori del negoziato indicavano invece nell’Ue una possibile risposta alla vulnerabilità economica dell’Islanda: costo della vita elevato, tassi alti e una valuta piccola e volatile. Sullo sfondo anche il nuovo scenario geopolitico dell’Artico e la volontà di rafforzare l’ancoraggio europeo del Paese. Il risultato, però, non trasforma l’Islanda in una nuova Gran Bretagna post-Brexit. Reykjavík resta profondamente integrata con l’Europa: fa parte dello Spazio economico europeo, partecipa al mercato unico ed è nell’area Schengen. La differenza è che non siede nelle istituzioni Ue e mantiene fuori dalle politiche comuni proprio pesca e agricoltura. È questa, per ora, la formula scelta dagli islandesi: stare molto vicini all’Europa, senza entrare davvero nell’Unione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA