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Perché quattro giovani costruivano e testavano molotov: cosa sappiamo dell’inchiesta


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Provavano le bottiglie incendiarie in un vecchio capannone di Pesaro. Uno di loro abita a Bologna: l’anno scorso partecipò agli scontri in stazione. Tra le ipotesi, la possibilità che volessero accreditarsi verso gruppi strutturati

Un frame mostra i quattro individui che provano le molotov in un capannone (Ansa)

Un frame mostra i quattro individui che provano le molotov in un capannone (Ansa)

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Pesaro, 23 settembre 2026 – Costruivano bottiglie incendiarie e poi andavano a provarle in un vecchio capannone abbandonato nella zona industriale di Pesaro. Le accendevano per verificarne il funzionamento, provocando fiamme e deflagrazioni. A sperimentarle, secondo l’indagine dei carabinieri coordinata dalla Procura di Pesaro, sarebbero stati quattro ragazzi italiani tra i 18 e i 21 anni, tutti incensurati. Due pesaresi e due riminesi. Tre studenti, uno no.

Un frame dell'operazione dei Carabinieri a Pesaro nei confronti dei quattro giovanissimi che fabbricavano molotov (Ansa)

Un frame dell'operazione dei Carabinieri a Pesaro nei confronti dei quattro giovanissimi che fabbricavano molotov (Ansa)

Le perquisizioni e i sequestri 

A metà della scorsa settimana sono scattate le perquisizioni nelle abitazioni dei quattro, eseguite dai carabinieri del Nucleo investigativo insieme ai comandi delle province interessate. Nessuno è stato sottoposto a misure cautelari. Sono stati sequestrati cellulari, tablet, computer e parecchio materiale cartaceo. I quattro devono rispondere dell’accusa di fabbricazione e porto di ordigni incendiari. Due hanno 18 anni: uno vive nel Riminese ma frequenta una scuola superiore a Pesaro, l’altro è pesarese e studia in città. Il terzo ha 19 anni, è di Pesaro e studia a Bologna. Il quarto ha 21 anni, vive nel Riminese e non studia. Il 19enne domiciliato a Bologna sarebbe stato già segnalato per aver partecipato agli scontri avvenuti sempre a Bologna lo scorso 2 ottobre, tra manifestanti e forze dell’ordine in occasione del blocco della Global Sumud Flotilla. Quando centinaia di persone avevano cercato di entrare in stazione per bloccare i binari (senza riuscirci) della stazione centrale.

Le indagini dei carabinieri

Le prove nel capannone abbandonato di Pesaro risalgono invece a febbraio. L’indagine è partita dal monitoraggio del territorio, di siti d’area e di profili social collegati. Adesso gli investigatori cercano di capire perché quei ragazzi costruivano e provavano le Molotov e che cosa pensavano di farne. Nelle immagini diffuse dai carabinieri che ritraggono il materiale sequestrato si vedono almeno quattro smartphone, due tablet e tre computer portatili, oltre a fogli, pubblicazioni e giornali realizzati artigianalmente. Compaiono più copie con la scritta “Petratak”, riferimenti a Ted Kaczynski, l’americano condannato all’ergastolo per una lunga serie di attentati con pacchi esplosivi, e la frase in spagnolo “Para todos todo, nada para nosotros”, legata all’Esercito zapatista di liberazione nazionale. Trovato anche materiale con riferimenti alla realizzazione e all’utilizzo di manufatti incendiari.

La contiguità con ambienti antagonisti

Gli accertamenti svolti finora indicano una contiguità con ambienti anarchici e antagonisti, ma non è emersa l’appartenenza a uno specifico gruppo. Costruire e sperimentare le Molotov potrebbe essere stata, secondo un’ipotesi investigativa, anche il modo per accreditarsi in quell’ambiente oppure il passaggio preliminare a successive iniziative dimostrative. Allo stato delle indagini non risultano collegamenti con il sabotaggio ferroviario avvenuto il 7 febbraio a Pesaro e successivamente rivendicato attraverso un sito legato alla galassia anarchica. Su quell’episodio indaga la Procura distrettuale di Ancona. “Confido nel lavoro della magistratura e delle Forze dell’ordine – scrive Antonio Baldelli, deputato marchigiano FdI e responsabile regionale del Dipartimento Legalità e Sicurezza -. Alle istituzioni, alla scuola e alla politica spetta il compito di pronunciare parole chiare di condanna, senza ambiguità, senza doppi standard e senza ritardi”.

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