Qualche tempo fa ha fatto notizia e destato scalpore sugli organi di informazione il fatto che nel concorso in magistratura di quell’anno solo il 5% dei candidati fosse stato ammesso all’orale a causa non solo dell’ignoranza in diritto, ma anche della semplice scrittura dell’italiano.
Un mio caro amico in pensione che ha fatto l’insegnante di storia e filosofia al liceo classico mi riporta: “io nel corso della mia professione ho avuto modo di notare il decadimento della cultura, ma non quella specifica, bensì generalizzata. Sono andato in quiescenza sette anni fa e mi dicono che c’è stato un ulteriore crollo, non solo nella preparazione dei ragazzi, ma anche in quella del corpo docente”. Nel mio piccolo ho selezionato gli obiettori di coscienza in un’associazione ambientalista e notai come in soli dieci anni ci fosse stato un crollo non solo delle reali vocazioni ma anche dell’eloquio.
Ma veniamo ad oggi. Sempre nel mio piccolo mi capita di guardare alla sera un programma a quiz della tivù generalista, “Reazione a Catena”, da cui emerge la preparazione dei concorrenti. Qualche esempio recentissimo: Amsterdam capitale della Danimarca; Dublino capitale della Scozia; Waterloo in Inghilterra; Ancona capoluogo del Molise; l’euro è femminile; la Torre di Abele; lo spirito di patata si chiama così perché dalle patate si ricava un liquore; Andromeda era la moglie di Ulisse; Giannik Sinner.
Del resto, già nel 2008, Tullio De Mauro denunciava che “il 5% degli italiani tra i 14 e i 65 anni è sostanzialmente analfabeta, cioè non in grado di distinguere lettere e cifre. Il 38% sa leggere, cioè riconoscere lettere e numeri, ma ha difficoltà evidenti di lettura. Il 33% degli italiani soffre di analfabetismo funzionale, cioè sa leggere con fluenza ma ha difficoltà di comprensione del testo”. Parentesi. Questo tralasciando che solo il 35% degli italiani tra i 16 e i 65 anni ha letto almeno un libro nell’ultimo anno. Chiusa parentesi.
Non sono un sociologo, non so cosa possa aver determinato questo scadimento della cultura. La politica certo ci ha messo del suo, ricordo la nefasta riforma Moratti delle tre I: inglese, informatica, impresa, una riforma chiaramente volta non tanto alla formazione culturale del ragazzo, bensì al suo inserimento nel mondo del lavoro, sfociata nell’alternanza scuola-lavoro. Ci ha messo del suo anche con l’eliminazione di fatto di una materia fondamentale come la geografia, dimodoché uno non sa neanche più dove vive. Ci ha messo del suo la famiglia con il tempo dedicato ai figli sempre più risicato, dimodoché essi si sentono sempre più immersi in un mondo globalizzato e non più in un nucleo con una sua storia e le sue specificità.
Verrebbe da eccepire: “sì, però c’è internet oggi, un formidabile strumento per acquisire cultura”. Vero, in teoria, ma in pratica la realtà è che il giovane di internet usa i social. La realtà è che l’utilizzo di internet è frenetico e non va al di là di una veloce acquisizione teorica. E poi ancora: internet occorre saperlo usare, comprendere le fonti, e quant’altro, non fermarsi a quello che Google ti invia sapendo che ti piace. In pratica, la rete necessita di una sua specifica cultura.
Il risultato di questo minestrone sono gli spaventosi concorrenti di “Reazione a Catena”, che tra l’altro sono frutto di una selezione a monte. Ma allora, veniamo alla terribile considerazione: questa gente, i giovani, saranno i professionisti di domani, saranno i politici di domani. In quali mani, santo dio, finiremo? Ma poi penso: del resto, se estendo lo sguardo e vedo gente come Trump, Zelenski, Milei, mi rendo conto che nella merda ci siamo già ora.
Come ricorda il mio amico insegnante, siamo nell’età oscura del Kali Yuga, del forte declino morale, spirituale, intellettuale. Cosa aspettarsi?