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Piano industriale 2040, l'attacco del Pd: “Promesse che sfiorano


TRENTO. “Dopo quasi otto anni di governo, il tempo degli annunci è finito. È il momento di rendere conto dei risultati. E quelli, purtroppo, raccontano di un Trentino che ha perso terreno invece di guadagnarlo”. L'affondo arriva dal segretario provinciale del Partito Democratico, Alessandro Dal , nel prendere di mira lo scenario economico-industriale presentato ieri dalle autorità provinciali (Qui Articolo) nel piano "Trentino 2040". 

Un piano molto ampio, nel quale a priorità chiare – maggior investimenti nelle imprese innovative, valorizzazione del capitale umano, rafforzamento dell'efficienza e resilienza delle imprese, rendere il credito un partner dello sviluppo – si accompagnano obiettivi certamente ambiziosi, a partire da una crescita del Pil al 2040 fissata al +40% per la fine del prossimo decennio. In termini reali, per intenderci, secondo un report realizzato dal centro studi della Cgia di Mestre, la variazione percentuale del prodotto interno lordo in Trentino dal 2019 al 2025 è stata pari al 4,85%.

A colpire il segretario provinciale dei Dem non sono però solo i numeri: “C'è qualcosa di surreale – dice – nella presentazione del piano 'Trentino 2040' dell'assessore Achille Spinelli. Dopo quasi otto anni di governo della destra provinciale, invece di presentare ai trentini i risultati ottenuti, ci vengono raccontati obiettivi per i prossimi quindici anni con annunci roboanti e promesse che sfiorano l'inverosimile. L'apoteosi di una stagione politica fatta di slogan, conferenze stampa e grandi proclami, mentre la realtà racconta ben altro”.

In questi anni, continua Dal : “Il Trentino ha perso slancio. Le imprese continuano a denunciare la difficoltà nel trovare personale qualificato, i giovani se ne vanno perché salari e opportunità non sono competitivi, il costo della casa è diventato insostenibile, la produttività ristagna e la nostra economia è cresciuta meno di tutto il nord, e meno di quanto di anno in anno ci avevano spiegato saremmo cresciuti Fugatti e Spinelli. Su questi problemi, che sono il presente e non il 2040, dalla Giunta Fugatti sono arrivati solo balbettii”.

Ora Spinelli – aggiunge il segretario Dem – ci racconta che il Trentino diventerà un modello mondiale dell'innovazione, dell'intelligenza artificiale, dell'idrogeno, delle tecnologie quantistiche, della finanza, della ricerca, della sanità digitale e di molto altro ancora. Bene che anche nella giunta Fugatti qualcuno abbia capito che serva anche una visione, ma una visione è credibile solo se chi la propone ha dimostrato di saper governare il presente. Il punto è semplice: se queste erano le idee giuste, perché non sono state messe in campo negli ultimi otto anni? Perché oggi il Trentino dovrebbe credere a chi ha avuto tutto il tempo per agire e presenta invece l'ennesimo catalogo di promesse?”.

“La politica economica – conclude Dal Rì – non si misura dalla qualità della grafica di un documento o dalla grandezza dei numeri annunciati, ma dalla capacità di migliorare concretamente la vita delle persone, di aumentare i salari, attrarre investimenti, trattenere i giovani e rafforzare il tessuto produttivo. Ed è proprio su questi indicatori che il bilancio della destra provinciale è profondamente deludente. Non siamo contrari ad avere una strategia di lungo periodo. Anzi, crediamo che il Trentino abbia bisogno di una visione forte che invece in questi anni è mancata. Ma una strategia senza credibilità amministrativa rischia di trasformarsi nell'ennesima operazione di propaganda. I trentini non hanno bisogno di sentirsi promettere l’impossibile nel 2040. Hanno bisogno di un governo capace di affrontare i problemi del 2026”.

Sul tema è intervenuto anche il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio provinciale, Alessio Manica: “Siamo un po' smarriti dalla presentazione e dai contenuti del piano industriale del vicepresidente Spinelli – dice –. Lo siamo perché improvvisamente dopo otto anni che ostinatamente si rifiutava di alzare lo sguardo, senza orientare il sistema produttivo e prepararlo al futuro, (prova ne sia che per anni è stata respinta l’idea di un piano industriale) d’improvviso viene dipinto un 2040 dove il Trentino sarà eccellenza in tutto. A partire dal Pil che crescerà del 40%”.

Un boom economico, continua: “Che sa tanto di bluff, visto che si tratta di Pil nominale che poco ci dice sulla reale crescita a cui si vuole tendere (una crescita media nominale del 2% anno, con il target di inflazione europeo fissato al 2% per i prossimi anni significa crescita reale zero...). Onestamente la sensazione ieri è stata che, dopo il racconto del favoloso mondo di Fugatti in aula dei giorni scorsi che riguardava l’oggi, ci sia stato raccontato il favoloso futuro di Spinelli che risolve tutte le questioni che da otto anni si sono aggravate a partire dal calo del potere di acquisto dei salari, alla disponibilità di case per i lavoratori, alla competitività delle imprese. Vogliamo però affrontare quel documento con serietà e quindi attendiamo fin d’ora l’assessore nella commissione competente (che è stata convocata due volte in un anno) per entrare nel dettaglio di quei titoli, nella loro fattibilità, nella loro origine, nelle risorse che si vorranno destinare, negli obiettivi proposti. Quelli reali e non quelli da sparata sensazionalistica".