Confartigianato
22 settembre 2026 alle 00:35
Il voto finale per la legge delega sul nucleare, domani al Senato, sarà solo la prima tappa. A breve arriveranno anche «i decreti legislativi con i criteri per l’individuazione delle aree» in cui collocare le future centrali, che saranno molto diverse dal passato: «Non più grandi impianti ma piccoli reattori», e l’obiettivo è accendere il primo entro il 2035. Parole di Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, pronunciate ieri a Chia, in occasione della 22esima edizione della High School di Confartigianato, dedicata a “Energies and Sustainability”.
Il braccio di ferro
Decidere dove far atterrare il nucleare di nuovo conio sarà forse il problema più delicato, in un Paese che da 40 anni non ha ancora deciso dove collocare le scorie delle centrali dismesse. Ma su questo, promette Pichetto Fratin, «avranno un ruolo rilevante le Regioni, e un ruolo di proposta il sistema delle imprese e i gruppi di consumo». Altro impegno solenne del ministro, la difesa del decreto bollette, anche a costo di uno scontro con la Commissione europea. «Sono europeista convinto, ma prima di tutto abbiamo un interesse nazionale da tutelare», ha sottolineato.
E non è solo un annuncio, ha precisato, ma «una considerazione che ho fatto la settimana scorsa, dopo sei mesi di trattativa che non hanno portato a niente. A questo punto dobbiamo fare anche delle scelte nazionali». Il decreto prevede agevolazioni sui costi dell’energia, sia per le famiglie a basso reddito che per le imprese. Pichetto Fratin ha ricordato il lavoro avviato a febbraio: «In quel momento c’erano prezzi dell'energia già abbordabili, si trattava di stabilizzarli e in parte ridurli. Poi, con la guerra in Iran, lo scenario geopolitico è cambiato del tutto: le quotazioni di gas e petrolio di questi giorni sono due volte e mezzo quelle di sei mesi fa. Questo ci ha imposto interventi immediati, penso ai carburanti».
Le difficoltà delle imprese per i costi dell’energia sono stati ovviamente al centro della prima giornata della High School, organizzata da Confartigianato Imprese Sostenibili e dai suoi Consorzi energia (Caem, CenPi, Multienergia). «Le imprese artigiane dell’Isola vivono quotidianamente sulla propria pelle il peso dei rincari, e ora chiedono soluzioni reali e concrete a una situazione ormai difficilmente sostenibile», ha detto Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Sardegna. Sulla stessa linea il leader nazionale dell’associazione, Marco Granelli, che ha rimarcato «il peso fiscale molto alto, del 47%» sulle bollette: «Chiediamo una riforma che riequilibri il sistema fiscale in modo più equo, e che l’autorità di controllo metta fine a speculazioni e distorsioni di mercato».
La transizione
L’influenza delle tensioni internazionali su questi aspetti è stata al centro di un dibattito che ha visto gli interventi, tra gli altri, dell’ex premier Paolo Gentiloni, l’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini e l’ex ministro degli Esteri Luigi Di Maio, oggi Rappresentante speciale dell’Ue per il Golfo Persico. Sulle modalità della transizione energetica si è invece soffermata la presidente della Regione Alessandra Todde: «Se viene imposta, è destinata a non durare. Va costruita insieme alle comunità e alle persone». Todde ha ricordato il miliardo di euro di investimenti della Regione sulla transizione, e confermato di voler raggiungere gli obiettivi fissati dalla strategia energetica nazionale: «Ma la transizione deve coinvolgere i territori e produrre benefici concreti per chi vive e lavora in Sardegna. Non può arrivare solo dall’alto e attraverso grandi impianti. Serve una produzione di energia diffusa sul territorio, capace di coinvolgere i consorzi industriali, le imprese e le comunità e di produrre benefici per i cittadini».
Per la governatrice, anche un siparietto sul palco con Pichetto Fratin, che nel suo intervento l’ha definita «la mia amica Alessandra Todde». Per poi precisare: «Siamo su schieramenti diversi, ma la stima personale va oltre. Poi se discutiamo di politica litighiamo, ma tanto – ha scherzato il ministro – non può più strapparmi i capelli».
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